08 maggio 2026

PRESENTAZIONE DEL NUOVO LIBRO DI ALESSANDRO PRATICI: ANIME IMPRIGIONATE- Commento, recensione e immagini.

  


Nella cornice della sala del Consiglio comunale,  di Sarzana ha avuto luogo, ieri pomeriggio, la presentazione del nuovo libro di Alessandro Pratici ANIME IMPRIGIONATE. L'incontro ha visto la partecipazione di molte persone, accomunate dall'interesse verso la scrittura di un medico sarzanese conosciuto e benvoluto da molti. In poco più di un'ora, dopo la presentazione di Giorgio Giannoni, i ringraziamenti ai presenti e in particolare a Maura Jasoni che ha rielaborato in un suo dipinto una vecchia foto familiare di Alessandro come copertina del libro, Pratici ha raccontato la sua visione del mondo, la sua esperienza di raccontatore, rispondendo poi alle domande di un pubblico eterogeneo che, al termine, ha fatto la fila per avere il libro autografato dall'autore.



Recensione del libro ANIME IMPRIGIONATE 

di Giorgio Giannoni


Alessandro Pratici,nel primo suo libro LA MEMORIA DELL’ANIMA” ha voluto porre i suoi protagonisti difronte ad una sorta di mistero che possedeva dei contorni fantascientifici/polizieschi, volendo rappresentare come l’essere umano reagisce difronte a qualcosa che rimane al di fuori della normalità, che ecceda la normale comprensione delle cose, all’intrinseco sbalordimento al quale i protagonisti reagiscono a seconda dei loro caratteri e delle loro predisposizioni. Nel secondo testo 1839 IL SEGRETO RITROVATO, è sempre un qualcosa di poco conosciuto (questa volta di carattere storico) che dirime la vicenda e pone ai protagonisti scelte umane da valutare e la messa in discussione di rapporti e di amicizie.


I primi due libri di Alessandro si muovono con maggiore linearità nel raccontarci le vicende. Una maniera piana, descrittiva quanto basta, che porta il lettore dentro una quotidianità vissuta dove sono i rapporti tra le persone a delineare un quadro coinciso, sensibile e umano, sebbene qualche volta un poco naif ma dove, nell'angolo, qualcosa di poco appariscente, misterioso ma importante, pare mostrarsi a tratti e attirare l'attenzione. 


Ad Alessandro, dunque, piace scrivere dell’ineluttabile struttura psichica dell’essere umano che, faticosamente, si trova a dovere interpretare, giorno dopo giorno, gli accadimenti della vita, le incongruenze del reale, i misteri dell’esistenza, confrontandosi con scelte spesso difficili da discernere, compiendo valutazioni che, successivamente possono dimostrarsi tutto fuorchè giuste.

Permettetemi un inciso.

Trovarsi davanti alle esperienze quotidiane, per ognuno di noi, presupporrebbe possedere una limpidezza di giudizio ed una chiarezza d’animo che, in fin dei conti, pochi possiedono. Dunque, trovare una giusta chiave di interpretazione del mondo come possa esso presentarsi alle persone, trova la sua difficoltà peggiore nel fatto che tutti noi veniamo educati in una famiglia e in una sociocultura ben precisa dalle quali deriviamo principi e valutazioni che dovrebbero instradare la nostra vita verso un’esistenza almeno equilibrata senza contare, ovviamente, anche l’incognita di una struttura genetica personale che magari offre ulteriori variazioni sui temi esistenziali non facilmente discernibili. Come dire che qualche volta i matti sono matti e basta senza tanti orpelli psicoanalitici.

Ho sottolineato queste poche cose perché Alessandro nel suo terzo libro ANIME IMPRIGIONATE, che oggi presentiamo, si fa più complesso e reale nell’indagare i risvolti profondi e meno nobili dell’umano. Siamo ben lontani dal poliziesco “fantascientifico” del primo romanzo e dalla eclettica storicità del secondo. Qui la struttura intrinseca del racconto si muove su un piano sostanzialmente teatrale, dove i protagonisti/attori vivono, litigano, si ignorano, in una atmosfera psichicamente inquinata dove le scelte di vita diventano effimere e fuorvianti, proprio per l’incapacità di discernere se stessi e coloro con i quali si vive.

Quello che colpisce, fin dalle prime pagine è un indefinito senso di deja vu. La collocazione spaziale della storia presenta certamente legami con i nostri luoghi e con personaggi locali, in un tempo che noi vecchi boomer abbiamo conosciuto e dove i gli attori frequentano una sorta di palcoscenico allargato, raccontati nella trama di un racconto semplice nella sua esposizione ma anche complesso nella sintetica caratterizzazione dei personaggi.

I personaggi di una famiglia italiana decaduta , infatti, si muovono sullo sfondo del Paese nel momento della ricostruzione post bellica e di boom economico ma la maggior parte dei momenti sono vissuti all’interno della casa padronale, luogo oramai in abbandono, testimonianza di antichi fasti economici vissuti nel periodo d’oro del Fascismo. Ed è su questa chiave di lettura temporale (la prima) che Pratici costruisce il suo palcoscenico nel quale vuole rappresentare i dilemmi, i contrasti, gli odi, le gioie, le violenze e le scoperte che muovono l’animo umano ma, nello stesso tempo, l’autore non vuole servirsi di questa testralità di fondo, preferendo proporci una sobria ma corposa linea realista e descrittiva.

La prefazione al testo è illuminante nell’introdurre una sorta di ineluttabilità che l’autore vuole fare sua nel tentativo di comunicare al lettore la sua visione sul tema della follia famigliare e dunque voler osservare lo svolgersi degli eventi scegliendo un protagonista tredicenne che si muove nei primi anni sessanta del secolo scorso e che tenta, faticosamente di interpretare il mondo circostante. Forse il giovane Mario è un alter ego dell’autore?, al quale viene dato l’”incarico” di condurre il racconto.Una una figura a tutto tondo, occupato come è a crescere e imparare il tumultuoso mondo che lo circonda. Ogni altro personaggio, la nonna Lucia, Anna la madre di Mario, il padre Enzo, i suoi zii Sirio e Libero, la sorella Giulia, il nonno Dulio ed altre figure, descritti molto realisticamente da Alessandro, danzano sul palcoscenico di una consuetudine alterata e rimandano a comportamenti inconsci capaci, da un lato, di esibire i lati più negativi di una quotidianità imperfetta e ineluttabile, dall’altro di rappresentare quanto di buono un essere umano possa condensare nelle faticose scelte da operare ogni giorno. Questa sorta di inevitabile alternanza (la seconda chiave di lettura) traspare sempre tra le righe del romanzo ma più specificatamente, come osservatore esterno, Alessandro ne vuole sottolineare la presenza con l’incipit di ogni capitolo, fornendoci le coordinate per meglio assimilare e comprendere i comportamenti dei personaggi e dunque le eterne movenze dell’essere umano.

Un libro, dunque, interessante e pregnante, dove l’autore, a mio avviso, compie un evidente passo in avanti nella sua scrittura, diventata più scorrevole e agile nella sua palese sobrietò e capace di condurre il lettore nel bene e nel male di quell’insieme emotivo che rende così viva la nostra esistenza.


Alcune foto del pomeriggio: 






            






                                         









Nessun commento:

Posta un commento