Vernissage. Non vorrei sembrare troppo enfatico nel voler usare questo francesismo che sa tanto di presuntuoso snobbismo, ma la cerimonia di inaugurazione (chiamiamola con il suo giusto nome), alla quale ho assistito, merita veramente qualche parola in più.
Innanzi tutto l'amicizia che unisce, di fatto, la famiglia Giannoni (nella fattispecie, soprattutto la vicinanza di mio fratello Andrea a Ivan, datata tempi immemori) non poteva non portarmi a essere presente ad un qualcosa di importante per un artista che, forse per la prima volta, provava a trarre alcuni punti fermi sulla sua fatica ventennale. In secondo luogo la validità intrinseca di una creatività che da tempo ha trovato vie e rappresentazioni di notevole livello (non sono io a certificarlo ma esperti e critici del settore) delle quali, debbo dire, Ivan, da sempre, è stato capace di dare ad esse il giusto valore, che non sempre è quello di una resa economicista ne tantomeno glorificante, quanto quello di voler arrivare al cuore e alle emozioni delle persone. Ci si potrebbe domandare, mentre osservavo, con una certa calma alcune opere, quanto sia possibile arrivare a comunicare il proprio profondo servendosi di una quasi completa espulsione della sembianza fisica, della fisicità dei corpi. Allontanarsi dall'evidente, sollevare il velo di Maja della rappresentazione artistica comune e immergersi in una proposizione pittorica che, ad una occhiata superficiale, potrebbe sembrare astrusa, enigmatica forse impenetrabile. Ebbene, io credo, che nelle rappresentazioni pittoriche di Ivan, questa sorta di "gradino" storico dell'arte, nel passaggio tra la rappresentazione del reale verso altre forme di raffigurazione, non si evidenzia (vi è in tutta la mostra una sola opera dove comprare una figura umana). I colori, le forme, i materiali assemblati con una visione metafisica estremamente personale solo ad uno sguardo superficiale possono sembrare alieni o banalmente estranei. Ed allora occorre uno sforzo nel lasciarsi andare a "partecipare" a questa epifania creativa, a raggiungere quanto di moderno e di attuale Ivan vuole dirci con la sua opera che non è mai e solo un'opera pittorica ma qualcosa che dall'inconscio dell'artista deborda sempre e comunque verso la realtà delle cose in un gioco di iconici rimandi, mai statici ed immobili, capace di cogliere i mutamenti, le sensibilità, l'evoluzione di una realtà sempre e comunque in non facile e pressante trasformazione. Le parole di Ivan sono particolarmente pregnanti nel raccontarsi:
" Il dono visionario di un artista, per sconfinare oltre il consueto, deve essere supportato da tutti i linguaggi espressivi. Musica, letteratura, poesia sono ingredienti della stessa torta. L'universalità del gesto creativo non si ditingue in un settore d'azione ma necessita di contaminazione. L'arte ha significato quando i linguaggi si nutrono a vicenda e la pittura quando è aperta ad ogni alterazione".
La mostra ospita tutta una serie di lavori che partono da lontano nella carriera artistica di Ivan ma le ultime opere ci riportano al momento della pandemia quando la forzata clausura dal mondo ha spinto l'artista ad una ricerca introspettiva e difficile nel voler rappresentare quel particolare momento di crisi. Il nome Big Sur, dato alla mostra, è il titolo di un testo di Jack Kerouak, libro dove lo scrittore americano racconta il suo tentativo di isolarsi dal mondo per tentare di risolvere i suoi problemi personali. Ecco, dunque, in questa assonanza esistenziale, l'interazione della quale Ivan parlava nelle righe sopra. I veri artisti sono sempre capaci di cogliere quelle affinità e quei motivi reconditi che permettono loro di fare un passo avanti, di diventare una sorta di apripista verso l'interpretazione del mondo, magari a scapito della propria tranquillità, della salute, dei propri sentimenti, delle persone che gli stanno accanto.
E dunque, nel pomeriggio che si è venuto a creare durante l'inaugurazione, altri artisti hanno, per così dire, raccolto la sfida, nel voler raffigurare questo anelito, questa brama di originalità e di immaginazione. Andrea Giannoni e Jonathan Lazzini, musicista e attore hanno duettato, chi con la musica e chi con le parole, proprio sul testo di Kerouac e sulle poesie di Gregory Corso, chiudendo, per così dire, il cerchio su quanto di emozionale aleggiava nelle salette della mostra, gremite di amici, curiosi, cariche civiche ed esperti.
La sindaca Ponzanelli ha avuto parole per la sarzanesità presente nel contesto mentre l'assessore Borrini, giustamente, poneva l'accento sul paragone espositivo (parlando di "diversa" metafisica) tra la mostra di Ivan e quella di De Chirico, anch'essa inaugurata un'ora dopo. Nannipieri, il curatore, ha descritto il suo rapporto con Ivan e l'amicizia che da molti anni li lega.
Credo, infine, che le parole siano comunque insufficienti per descrivere le sensazioni e le emozioni che la pittura di Ivan possa trasmettere. Lo testimonia il fatto che molte persone, ieri, hanno girato senza posa per le salette, guardando, indicando, scambiandosi impressioni e valutazioni e congratulandosi con l'autore. C'era un'aria festosa e nello stesso tempo rispettosa di un cammino creativo che tutti sentivano non facile ma carico di contenuti e di impressioni che gli appartenevano. Credo che il raggiungimento di questa comunione, di questo vincolo sensibile sia quanto di più gratificante un vero artista possa conseguire.
Consiglio spassionato: andate a vedere la mostra perchè le opere di un vero artista non devono mai rimanere soltanto sue.
Giorgio Giannoni
P.S.
In ultimo vorrei riportare un testo di Ivan che ieri Jonathan Lazzini ha letto con particolre fervore e furore interpretativo. Lo faccio per far comprendere come essere un artista, a mio avviso, debba compenetrare molti aspetti personali che convivono nell'artista stesso e far notare, allora, quante e numerose impressioni possano essere conglobate nell'animo per poter poi rappresentarle in forme più consone e corrispondenti alla propria personalità. Osservare il mondo e parlarne, per un artista, è solo l'inizio di un cammino che lo porterà, con le proprie opere, a sublimarlo e raffigurarlo.
Giorgio Giannoni
MI HANNO FATTO VOLTARE LE SPALLE
(appunti di viaggio sull'autoproduzione)
MARZO 2012
Da qualsiasi cielo piovano...io imploro benedizioni alle persone che vivono nel consumo di cose inutili.
Benedico le televisioni italiane e i palinsesti che demoliscono lo spirito dell'uomo di domani.
Santifico i telegiornali che hanno venduto l'anima allo Stato...mettendolo in culo all'informazione.
Glorifico le testate dei quotidiani e lo stile eutanasiaco con la quale mettono a tacere le verità.
PERCHE MI HANNO FATTO VOLTARE LE SPALLE
Non mi ribello più alla spocchia degli intellettuali scaduti, quelli strozzati dal loro super-io saccenti per vocazione,inutili nelle soluzioni.
Mi rallegro tra le pance gonfie dei lussuriosi che digeriscono alla velocità della luce...quello che di inutile hanno ingoiato e vagano incazzati perchè il nulla non li sazia.
Adoro attraversare le piazze dei giovani vestiti uguali.
Adoro vedere quanto l'Italia ha perso per il futuro dei suoi figli.
Amo i comunisti iscritti al circolo del tennis, i rossi dei quartieri bene...quelli di sinistra solo a cena o in salotto...che ascoltano De Andrè sui Mac da tremila euro e si sentono in imbarazzo di fronte alla puttana di colore mentre fanno benzina di notte nei self.
Necessito di loro...perchè...MI HANNO FATTO VOLTARE LE SPALLE!
L'autoproduzione è la parte migliore del viaggio che l'arte ti impone...è una terra dove i treni si possono tranquillamente perdere...anzi...si possono anche mandare in culo..con il dito imponente e uno sguardo di cui un giorno sarai fiero.
Quando capisci che la gratificazione per il tuo lavoro non dipende dal numero di banconote, ma dal numero di ANIME PURE che hai toccato e acceso.
L'autoproduzione è un giardino segreto dove vigono le tue leggi,dove i tuoi pensieri prendono forma e colore,dove la parte peggiore di te vomita i fallimenti quando sei certo di non valere un cazzo. lo mi rattristo quando incrocio gli sguardi dei consapevoli...quelli che hanno deciso di non provare sedati da questa utopica democrazia..in loro vedo la paura del disarmo e la fine del sogno impavido che li faceva resitere.
Poi arriva un bambino e ti chiede di insegnargli a disegnare...perchè sua madre lo porta alle mostre viaggi nel mondo, conosci persone e dipingi per loro... lasci il tuo messaggio nelle loro vite e quando torni a casa...non sono i soldi guadagnati a dare forza alla tua voce...ma il pezzo di te che hai lasciato dall'altra parte dell'oceano.
Nessun patto col diavolo amici..perchè in questo spazio di vita i demoni pasteggiano insieme ai santi e viceversa...e se ci pensate bene il diavolo è uno dei maggiori autoproduttori sulla piazza.
IVAN VITALE LAZZONI 2012
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