Il Nuraghe Losa ad Abbasanta in Sardegna
costruito e progettato tenendo conto
del movimento degli astri
(in particolare dei due solstizi)
Se ci pensiamo veramente non si può non notare la distanza che abbiamo messo tra il guardare quotidianamente il cielo stellato, con quella meraviglia e quel timore di una volta rispetto alla modernità dove, paradossalmente, ne sappiamo molto di più di meccaniche celesti o di pianeti, magari perchè programmi televisivi come Focus o i documentari scientifici risultano essere più interessanti ed esaustivi.
Ma alzare lo sguardo verso il cielo e cogliere le meccaniche celesti è diventato impossibile anche per l'inquinamento luminoso che attanaglia le nostre città, costretti come siamo a rendere visibili, nelle notti stellate, le nostre strade rese insicure dalle scelte maldestre di una società sbilenca e cieca. Comunque sia, oggi alle 16,03 ora dell'Europa Centrale ( e dunque non di notte), astronomicamente parlando, il pianeta nel suo percorso obbligato dalla gravità raggiungerà il solstizio, mentre i primi di gennaio si troverà alla minor distanza dal Sole (il cosidetto perielio). Forse, ponendo almeno orecchio, si potrebbe ascoltare i cigolii e gli ingranaggi del sistema mentre la massa planetaria, spinta dalla gravità, curva, potente, intorno al suo primario (il Sole) e si prepara a lanciarsi lontano, a scivolare lungo la linea dell'orbita verso l'equinozio ancora lontano. Eppure, al di là delle facezie, le antiche civiltà ne coglievano il messaggio di buon augurio nel rendersi conto, con l'osservazione (pensate a Stonehenge), che il solstizio invernale rappresentava l'inizio del ritorno verso la luce, della rinascita del Sole, che i giorni da quel momento di maggior brevità si sarebbero nuovamente allungati e dal punto più basso sull'orizzonte il nostro astro, lentamente, giorno dopo giorno, dall'inverno, ci avrebbe portato alla nuova vita dell'equinozio primaverile. Forse avrete intuito che non è un caso che il Natale si festeggi in questi giorni di rinascita e che il retaggio ancestrale che il solstizio ci comunica sia alla base di una religiosità che si è affermata successivamente. Dunque, di buon augurio, ascoltate questa Carola del Solstizio a ricordo di altri abitanti del pianeta che, come noi, erano disperatamente alla ricerca della comprensione del Senso del Sacro (leggi a seguire).
SOLSTICE CAROLE ~ Wyrd Sisters
A Fire is burning
The long night draws near
All who need comfort
Are welcome by here
We'll dance 'neath the stars
And toast the past year
For the spirit of solstice
Is still living here
We'll count all our blessings
While the mother lays down
With the snow as her blanket
Covering the ground
Thanks to the mother
For the life that she bring
She'll waken to warm us
Again in the spring
The poor and the hungry
The sick and the lost
These are our children
No matter the cost
Come by the fire
The harvest to share
For the spirit of solstice
Is still living here
A Fire is burning
The long night draws near
All who need comfort
Are welcome by here
We'll dance 'neath the stars
And toast the past year
For the spirit of solstice
Is still living here
The spirit of solstice
Is still living her
SENSO DEL SACRO
Umberto Galimberti, in una sua lezione ci illumina:
" Sacro è una parola indoeuropea che noi traduciamo con “separato” e fa riferimento alla potenza che gli uomini hanno avvertito come superiore a loro e perciò collocata in uno scenario “altro” a cui hanno dato il nome di sacro, successivamente di “divino”. In questo scenario Dio è arrivato con molto, molto, molto ritardo. Cerco di indicare una terminologia in modo che nessuno identifichi il sacro con Dio. Si tratta di potenze che l’uomo ha avvertito come superiori a sé e ha collocato in una regione “altra”, denominata appunto “sacralità”. Sacralità è una parola ambivalente che vuol dire al contempo, benedizione e maledizione: tutte le parole che oltrepassano l’umano sono parole ambivalenti. Stante la natura ambivalente di questa dimensione, ambivalente è anche il rapporto che l’uomo stabilisce con il sacro: da un lato lo teme come si può temere ciò che si ritiene superiore e che non si è in grado di dominare e dall’altro ne è attratto come si è attratti dall’origine da cui un giorno ci si è emancipati. Il sacro è una dimensione perdurante nella condizione umana, può essere rimosso, invocato, temuto, dimenticato addirittura, ma opera comunque. Per difenderci dal sacro sono nate le religioni, le quali, non sono dimensioni che ci mettono in rapporto con il sacro bensì ce ne difendono..."
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