19 gennaio 2026

Perchè votare NO al Referendum sulla giustizia. Un commento da InSarzana e un video di Gianrico Carofiglio, scrittore e ex magistrato.



L'articolo 104 della nostra Costituzione recita " La Magistratura «costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». Questo è uno dei punti nodali nel meccanismo della divisione dei tre Poteri (Esecutivo, Legislativo e Giudiziario) in uno Stato  che voglia definirsi  veramente democratico.



Dunque la domanda che dobbiamo porci è se questa riforma della giustizia (che tocca evidentemente il Potere Giudiziario) possa creare problemi nel mantenere funzionante e efficiente l'equilibrio di fondo tra i tre poteri stessi, nel tutelare l'esercizio dello Stato e i diritti dei cittadini. 

I diritti dei cittadini includono libertà fondamentali (personale, di pensiero, di circolazione), diritti politici (voto), diritti sociali (salute, istruzione, lavoro) e diritti di cittadinanza europea, tutelati dalla Costituzione e dalle leggi, con l'obiettivo di garantire pari dignità e partecipazione, a fronte di doveri come la difesa e il contribuire alle spese pubbliche. Questi diritti sono spesso legati ai diritti umani e sono considerati inviolabili e irrinunciabili. 

Oggi si vuole modificare il Potere Giudiziario (e dunque la Costituzione) per permettere, a detta dei proponenti del Referendum, di far funzionare meglio la Magistratura e dunque, la Giustizia in Italia con una più ampia ricaduta positiva su diritti dei cittadini. Alla luce, allora, della necessità, imperativa di mantenere uno stato di diritto e l'indipendenza della magistratura, diventa pertinente domandarsi: ma su cosa si vota effettivamente nel referendum?

Il quesito del referendum si limita a indicare l'approvazione della proposta parlamentare:

 Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?

 Viene lasciato al cittadino l’andarsi a vedere il testo e confrontarlo con l'attuale Costituzione, e in concreto questo significa che l'illustrazione del contenuto su cui si vota è demandato alle presentazioni e spiegazioni di campagna elettorale. Tra queste ultime, le più largamente propagandate battono e ribattono che si tratta di decidere se le carriere dei magistrati requirenti (pubblico ministero) e giudicanti (giudice) debbano essere separate, e formalmente il quesito referendario riguarda effettivamente questo aspetto. Ma la scelta è solo apparente, perché di fatto la Riforma Cartabia di qualche anni fa ha reso le carriere già separate, rendendo la scelta di funzione quasi irrevocabile dopo il concorso: tra i magistrati assunti negli ultimi vent'anni la percentuale di passaggi di carriera è dell’ordine dell’1%.

Dunque, di prima impressione, ci sarebbe  da chiedersi perchè proporre questo referendum, quando questo punto pare non essere particolarmente dirimente. Verrebbe da pensare che tale spinta elettoralistica voglia mascherare le reali conseguenze che tale scelta possiede, riferite al sistema di controllo della magistratura attualmente esercitato dal Consiglio Superiore della Magistratura

Nella riforma gli organi di controllo diventano, senza chiara giustificazione, tre: il Consiglio unico viene duplicato, uno per la magistratura giudicante e uno per la magistratura requirente, e viene istituita un'Alta Corte. Per entrambi i Consigli i membri magistrati non sono più eletti ma puramente sorteggiati, mentre i membri non magistrati (professori universitari ordinari in materie giuridiche o avvocati con anzianità di esercizio di almeno quindici anni) sono sì tirati a sorte - ma entro una lista di votati e eletti dal Parlamento. Poiché attualmente sia i magistrati sia i non magistrati sono tutti scelti per elezione, la modifica cancellerebbe solo per i magistrati la possibilità di esprimersi sulla composizione dell'organo di controllo attraverso un voto. La stessa condizione vale per l'Alta Corte, di nuova istituzione, le cui modalità di composizione sono simili a quella dei Consigli e alla quale viene trasferita la giurisdizione disciplinare sui magistrati attualmente di competenza della sezione disciplinare del Consiglio. Da notare però che l’Alta Corte responsabile delle procedure disciplinari sui magistrati non sarà presieduta, a differenza del Consiglio attuale e dei due Consigli proposti, dalla figura di garanzia del Presidente della Repubblica.

Risulta quindi che l’approvazione, di quasi nessuna rilevanza pratica, della separazione delle carriere traina con sé l'importante approvazione del cambiamento del sistema di controllo della magistratura, requirente e giudicante, con la soppressione dell'autonomia dei magistrati - e quindi la riduzione dell'indipendenza della magistratura dal potere politico - nella formazione degli organi che ne controllano, e ove necessario ne sanzionano, l’operato.   

La più autorevole conferma che questo è l’obiettivo delle riforma oggetto del referendum viene da un'esplicita dichiarazione dello stesso ministro della Giustizia Nordio, promotore della riforma: questa non concerne il miglioramento della funzionalità della giustizia ma «fa recuperare alla politica il suo primato costituzionale. Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo». Chiarissimo: a essere in questione è il primato del potere politico sulla magistratura, ben al di là della ristretta questione tecnica di facciata della separazione della carriera di magistrato requirente (pubblico ministero) da quella di magistrato giudicante.

Per concludere, su cosa dunque si vota? Sostanzialmente sul grado di effettiva “autonomia e indipendenza” della magistratura. Occorre dire “No” a una riforma capace di condurre a magistrati più controllati di oggi dal potere politico, in particolare esecutivo, nelle innumerevoli questioni legali che riguardano lo Stato e i suoi cittadini.

Ricordiamo a tutti i cittadini votanti che si tratta di un Referendum costituzionale confermativo e come tale non possiede quorum (la quantità, espressa in numeri o in percentuale, dei voti espressi o dei votanti, richiesta perché una elezione o una delibera sia valida). L'accettazione o il rifiuto di questa riforma dipenderanno solamente e unicamente dagli elettori che si presenteranno a votare, qualunque sia il loro numero.

InSarzana


A seguire un breve video di Gianrico Carofiglio, scrittore ed ex magistrato che, in poche frasi, sottolinea la reale valenza di questo referendum

Carofiglio." La destra sta facendo propaganda sul referendum e racconta bugie. Stanno cercando di scassinare la democrazia con il sorteggio dei membri del CSM"


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