Non pensavamo più di vederlo e ascoltarlo dopo la brevissima reunion dei CCCP. Giovanni Lindo Ferretti è un personaggio scomodo ma vitale nella sua iconoclasta visione del mondo e nella creatività che lo pervade da sempre. Questa intervista ne testimonia energicamente il nuovo spirito con il quale affronterà il palcoscenico di vari teatri italiani in una confessione recitata e cantata senza remore o malinconiche reminiscenze.
Giovanni Lindo Ferretti contro il mondo moderno
Intervista di Davide Coppo da RivistaStudio
La luce bianca sulle case di pietra grigia, la neve sulle cime degli Appennini tutto intorno. Finestre chiuse, centosette abitanti in tutto. In giro non c’è nessuno. Fa un freddo cane a Cerreto Alpi, in questo mattino presto nel cuore dell’inverno. Giovanni Lindo Ferretti apre la porta di casa con in mano una tazza di caffè bollente, indossa una felpa nera, un gilet di pelle, degli stivaloni da andarci a cavallo. Visitare il cantante dei CCCP, CSI e PGR, pensavo salendo su in macchina per questi tornanti, è un pellegrinaggio, più che un’intervista. Lui invece è affabile, sembra proprio voler smontare l’aura che lo circonda. Ci offre caffè o tè. Grappa o sambuca. Acqua, dice, non ne beve. Ci porta in giro per la casa, ed è un trionfo di cavalli e immagini sacre: per Ferretti in effetti non c’è differenza...
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Un ricordo: CSI
Vicini da Tabula Rasa Elettrificata (1997)


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