30 gennaio 2026

GIORNATA DELLA MEMORIA 2026 Un post scriptum: SEI ERAVAMO E SEI SIAMO RIMASTI di Andrea Giannoni

 

Il 27 gennaio, pomeriggio con l'associazione InSarzana abbiamo celebrato nella nostra sede cittadina in Vicolo Bonicella, la " GIORNATA DELLA MEMORIA", quattro persone anzi sei persone in tutto. Avevamo scelto la solita forma dell'invito alla lettura di un brano riferito alla giornata stessa, un modo garbato di fare sopravvivere la Memoria stessa ed integrarla con le nuove memorie. Sei eravamo e sei siamo rimasti in una sorta di strano e colpevole limbo. Per quanto mi riguarda la domanda che ci eravamo posti l'anno passato sul senso di celebrare ancora questa giornata ha avuto la sua risposta che, dato l'imbastardimento dei tempi, non poteva essere diversa e meno dolente. Illusione, il voler conquistare un mondo nuovo e razionale attraverso storia e memoria. Siamo poco più che spazzatura, punto. Vi lascio riflettere con questa mia arringa in poesia e con la Tragedia Umana di Sami.


Poemetto a ricordo della Memoria 

“Era questo che non riuscivo ad afferrare: l'enorme assoluta sproporzione tra la facilità con cui si può uccidere e la grande fatica che si deve fare a morire. Per noi era un'altra sporca giornata di lavoro; per loro la fine di tutto.”

"Le Benevole"  Jonathan Littell. 2006. Einaudi.


La memoria è come sperma all'incrocio segnato, gli autogrill come ogni piazza di paese riscaldano la carne bianca e rivendono a buon prezzo calibrato ogni anniversario. Tutti quei libri che testimoniano ormai una Shoa e mille altre storie di memoria dei ricchi pronipoti che bestemmiano un paradiso perduto e ripagato con le stragi riproposte ogni volta e tutti insieme vendono armi nel tempio senza idoli o femmine da concupire con la cocaina. 

La memoria del giorno della memoria e' dardo come ci raccontava Teresa D'Avila "L'angelo mi penetrò con il dardo fino alle viscere e quando lo ritirò mi lasciò tutta bruciata d'amore per Dio. Nostro Signore, il mio sposo, mi procurava tali eccessi di piacere da impormi di non aggiungere altro oltre che a dire che i miei sensi ne erano rapiti.

Forse non era nemmeno fuoco.

Ereditare la memoria sembra quasi una questione morale che probabilmente è stata ma ora la comunione globale è marcita nelle fosse , nei fatti del mondo e da qui a poco rimarra' orfana dei protagonisti, tutti.

Tutto è complicato attraverso una odissea moderna e perpetua, da paese in paese schifosamente colpevole che sia. Tutto ci rimanda al castigo.

Qui la pieta' è marcata come una razza diversa, come una indifferente anomalia del pensiero. La follia di un gerarca fascista che corre con una tuta dismessa da tempo lungo un viale di Milano verso la morte senza lo sguardo idiota della memoria, per molti.

Si da origine così al richiamo di una nuova memoria con un movimento leggero dell'incoscienza, quasi piegati sopra un codice arcano. Qui tutto implode, nei musei e nei campi di concentramento tirati riordinati . Un'orda muta di nuovo, pronta a scendere e tirata a lucido per una nuova tragedia della conoscenza. Ci sono persone che non dovrebbero nemmeno uscire di casa qui nella mia citta' e parleranno di memoria provando ad affossarla nella menzogna e nel fango. 

La mia, la vostra, la loro memoria degli anni a venire. Se ci saremo, piu' avanti nessuno lo fara' per noi.

Mentre mangio una tazza di riso voglio solo ringraziare il Signor J.Littell e le sue "Benevole "

“Era questo che non riuscivo ad afferrare: l'enorme assoluta sproporzione tra la facilità con cui si può uccidere e la grande fatica che si deve fare a morire. Per noi era un'altra sporca giornata di lavoro; per loro la fine di tutto.”

"Le Benevole"  Jonathan Littell. 2006. Einaudi.

Andrea Giannoni

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