06 marzo 2026

L'ANCIENNE SARZANA: Alcune considerazioni sul Sacrario dei giovani Caduti della Grande Guerra di Giorgio Giannoni

 

Per quanto sia ovvio sottolinearlo, un qualsiasi cimitero racchiude tra le sue tombe diverse generazioni umane di una comunità e dunque, nel tempo, si trasforma in una sorta di narrazione storica ma anche specchio, prospetto di come le persone che costituivano quella società abbiano vissuto le loro idee, le loro visioni e l'estetica del loro mondo.



Ne deriva, allora, una evidente stratificazione di stili e di combinazioni creative che, le une vicine alle altre, ritrovano una loro parziale unità almeno nel censo dei loro committenti. Anche qui, come tra i viventi, si è assistito ad una sorta di semplificazione dell'"abitazione", passando dalla retorica di fine ottocento all'art nouveau, dal razionalismo fascista ad una eccessiva ricerca dei materiali e dei volumi per cappelle moderne o lastre decorate di varia grandezza, fino alla totale semplificazione del loculo. Le sepolture a terra, fortunatamente, riescono ancora oggi a bilanciare il brutto snellimento dei corridoi, dei loculi, delle nicchie dell'ultima moda crematoria, sancendo di fatto quel classico panorama di croci e lapidi che circonda le parti più antiche e moderne assieme.

Oggi, due giorni dopo l'anniversario della morte di mia madre, mi sono trovato a passeggiare per il nostro cimitero constatando, appunto, questa stratificazione quasi ossessiva dove, dalle nuove lapidi, dalle croci rilucenti, dalle foto a colori di un defunto sorridente si passava, senza soluzione di continuità, al degrado delle parti più antiche dove la memoria faceva fatica a muoversi, ad aggirarsi senza riconoscere quell'immagine sbiadita, quel cuscino di pietra distrutto dagli elementi, le colonne in disfacimento di qualche cappella, le lettere mancanti a non definire più quella persona. 

E non potevo non tornare, come avevo già fatto altre volte, a quella costruzione dimenticata da tutti, incolpevole rappresentazione di una parte dolente della comune memoria sarzanese, il Sacrario dei giovani Caduti della Grande Guerra, gli ultimi coscritti, diciannovenni e ventenni sacrificati per dare un senso compiuto, definitivo al nostro Paese.  E' paradossale osservare questa costruzione, di una bellezza unica e severa, costruita dalla retorica fascista, da un regime che non molti anni dopo porterà altri giovani a morire in una guerra priva di ogni motivazione, se non folli aspirazioni alla violenza e al potere. Ma è proprio questa contraddizione che fa grande il ricordo di questi giovani, mandati a combattere e a morire per un certo ideale di nazione che non farà in tempo a dispiegarsi e che dovrà aspettare la caduta di un terribile e reazionario regime per chiamarsi finalmente repubblicana e democratica. 




Questo luogo pare  proprio sfuggire a coloro che lo hanno edificato, come se il progetto uscisse dalla solita rappresentazione retorica fascista per adagiarsi nel rispetto di questi giovani dei quali rimangono solo i nomi, oramai sbiaditi e senza nessuna fotografia. Oggi, in questo particolare momento di nuove guerre, rimane dirimente l'articolo 11 della nostra Costituzione dove il rifiuto della guerra è scritto a chiare lettere e dunque non possiamo non pensare come anche tutti questi giovani abbiano contribuito, proprio con il loro sacrificio, a indicare, alla futura Repubblica Italiana, la nuova strada di un rifiuto definitivo della violenza e della prevaricazione.

Io credo, in definitiva, che in un cimitero la memoria debba muoversi con circospezione e nel continuo, inarrestabile ciclo della morte e della vita, occorra provare a porre dei punti fermi, dei valori condivisi, e nei nostri può  trovare posto anche questo Sacrario che dovrebbe essere restaurato e restituito alla città, unendosi di fatto alla memoria dei giovani Partigiani, dei Deportati e di figure che, come Paolo Diana,  soldato caduto nella notte del 21 luglio 1921 sotto i colpi della marmaglia fascista e seppellito a Sarzana, ci ricordano la labilità della vita ma, nello stesso tempo, indicano con le loro azioni, una direzione, un cammino da condividere e da insegnare a chi arriverà dopo.

(altre immagini a seguire)

Giorgio Giannoni












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