Per quanto sia ovvio sottolinearlo, un qualsiasi cimitero racchiude tra le sue tombe diverse generazioni umane di una comunità e dunque, nel tempo, si trasforma in una sorta di narrazione storica ma anche specchio, prospetto di come le persone che costituivano quella società abbiano vissuto le loro idee, le loro visioni e l'estetica del loro mondo.
Ne deriva, allora, una evidente stratificazione di stili e di combinazioni creative che, le une vicine alle altre, ritrovano una loro parziale unità almeno nel censo dei loro committenti. Anche qui, come tra i viventi, si è assistito ad una sorta di semplificazione dell'"abitazione", passando dalla retorica di fine ottocento all'art nouveau, dal razionalismo fascista ad una eccessiva ricerca dei materiali e dei volumi per cappelle moderne o lastre decorate di varia grandezza, fino alla totale semplificazione del loculo. Le sepolture a terra, fortunatamente, riescono ancora oggi a bilanciare il brutto snellimento dei corridoi, dei loculi, delle nicchie dell'ultima moda crematoria, sancendo di fatto quel classico panorama di croci e lapidi che circonda le parti più antiche e moderne assieme.
Oggi, due giorni dopo l'anniversario della morte di mia madre, mi sono trovato a passeggiare per il nostro cimitero constatando, appunto, questa stratificazione quasi ossessiva dove, dalle nuove lapidi, dalle croci rilucenti, dalle foto a colori di un defunto sorridente si passava, senza soluzione di continuità, al degrado delle parti più antiche dove la memoria faceva fatica a muoversi, ad aggirarsi senza riconoscere quell'immagine sbiadita, quel cuscino di pietra distrutto dagli elementi, le colonne in disfacimento di qualche cappella, le lettere mancanti a non definire più quella persona.
E non potevo non tornare, come avevo già fatto altre volte, a quella costruzione dimenticata da tutti, incolpevole rappresentazione di una parte dolente della comune memoria sarzanese, il Sacrario dei giovani Caduti della Grande Guerra, gli ultimi coscritti, diciannovenni e ventenni sacrificati per dare un senso compiuto, definitivo al nostro Paese. E' paradossale osservare questa costruzione, di una bellezza unica e severa, costruita dalla retorica fascista, da un regime che non molti anni dopo porterà altri giovani a morire in una guerra priva di ogni motivazione, se non folli aspirazioni alla violenza e al potere. Ma è proprio questa contraddizione che fa grande il ricordo di questi giovani, mandati a combattere e a morire per un certo ideale di nazione che non farà in tempo a dispiegarsi e che dovrà aspettare la caduta di un terribile e reazionario regime per chiamarsi finalmente repubblicana e democratica.
Questo luogo pare proprio sfuggire a coloro che lo hanno edificato, come se il progetto uscisse dalla solita rappresentazione retorica fascista per adagiarsi nel rispetto di questi giovani dei quali rimangono solo i nomi, oramai sbiaditi e senza nessuna fotografia. Oggi, in questo particolare momento di nuove guerre, rimane dirimente l'articolo 11 della nostra Costituzione dove il rifiuto della guerra è scritto a chiare lettere e dunque non possiamo non pensare come anche tutti questi giovani abbiano contribuito, proprio con il loro sacrificio, a indicare, alla futura Repubblica Italiana, la nuova strada di un rifiuto definitivo della violenza e della prevaricazione.
Io credo, in definitiva, che in un cimitero la memoria debba muoversi con circospezione e nel continuo, inarrestabile ciclo della morte e della vita, occorra provare a porre dei punti fermi, dei valori condivisi, e nei nostri può trovare posto anche questo Sacrario che dovrebbe essere restaurato e restituito alla città, unendosi di fatto alla memoria dei giovani Partigiani, dei Deportati e di figure che, come Paolo Diana, soldato caduto nella notte del 21 luglio 1921 sotto i colpi della marmaglia fascista e seppellito a Sarzana, ci ricordano la labilità della vita ma, nello stesso tempo, indicano con le loro azioni, una direzione, un cammino da condividere e da insegnare a chi arriverà dopo.
(altre immagini a seguire)
Giorgio Giannoni











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