31 maggio 2026

FILM & SCRITTURA: il film TEREZIN è arrivato su RAI PLAY


 

Molte volte abbiamo parlato del nostro concittadino, scrittore e sceneggiatore, Alessandro Zannoni. Lo abbiamo incontrato nella nostra sede presentando i suoi libri e avevamo segnalato il film TEREZIN proprio per la sceneggiatura, alla quale ha partecipato anche Alessandro. Oggi il film è arrivato su RAI PLAY, con la possibilità di poterne fruire per un pubblico più ampio. Riportiamo dunque alcune notizie su quanto questa pellicola ci mostra e quanto avvenne in quello che fu un campo di sterminio in territorio cecoslovacco a circa 60 km da Praga, ubicato in una antica fortificazione. E' una storia per certi versi particolare ma con la stessa, tragica conclusione che caratterizzò la Shoa e il destino di migliaia di persone. A seguire l'articolo che ci illustra il film e il trailer dello stesso


       

                             

TEREZIN

da Close Up di Alessandro Izzi

Terezin, o come la chiamavano i tedeschi Theresienstadt, è stato, nel variegatissimo universo concentrazionario nazi-fascista, un campo assolutamente anomalo.
Nato per ospitare gli ebrei “di cui si sarebbe sentita la mancanza”, il lager ospitò soprattutto artisti: cantanti, musicisti, attori, registi; persone, insomma, che, prima dell’approvazione delle leggi razziali (dapprima in Germania, successivamente in Italia) erano famose e di cui qualcuno avrebbe potuto chiedere le sorti.
Vi arrivarono anche i primi ebrei tedeschi a essere deportati, quelli che si erano addirittura pagati il biglietto del treno, convinti di aver acquistato una piccola abitazione di una ridente cittadina costruita tra un monte e un lago. Ma vi arrivarono anche gli ebrei che non erano riusciti a partecipare alla rocambolesca fuga in peschereccio che aveva salvato la vita alla stragrande maggioranza della piccola comunità ebraica danese (e approdarono lì, solo perché il governo, a deportazioni avvenute, continuò a interrogare la Gestapo circa il destino di quelli che continuava a ritenere propri cittadini).
A Terezin arrivò anche Kurt Gerron, mitico attore ebreo-tedesco di L’angelo azzurro (Der blaue Engel, 1930, di Josef von Sterneberg). Internato, fu costretto a girare un finto documentario su quanto era stato bravo Hitler a regalare addirittura una città agli ebrei, rimanendo successivamente nei pressi per assicurarsi che i giudei fossero in grado di autogovernarsi.
Ma nel Lager cecoslovacco (siamo, infatti, a due passi da Praga) c’era anche una scuola dove i bambini imparavano a disegnare con matite e pastelli l’orrore (i disegni sono conservati gelosamente come una delle testimonianze più toccanti dell’infanzia nei campi di concentramento) e c’era un’orchestra la cui formazione variava (anche numericamente) in base agli arrivi di nuovi detenuti e alle partenze (verso Auschwitz) di chi non meritava di restare (alcuni convogli contavano anche 20000 partenze al giorno).
Terezin era sostanzialmente una città ghetto, dominata da un castello con celle destinate prevalentemente a internati militari, la cui parte bassa, fatta di case e cortili, praticamente non esiste più. In quanto vera e propria città, essa era sede ideale per le visite della croce rossa internazionale che chiedeva a gran voce di poter vedere coi propri occhi cosa le SS facessero agli ebrei.


                             


In breve la prassi era questa: i delegati della croce rossa arrivavano in città dopo che questa era stata ripulita dagli ebrei in esubero, per non dare un’impressione di sovrappopolamento. Venivano portati in una rapida gita nella scuola a vedere i bambini che studiavano le tabelline. Infine erano ospiti di un concerto preparato dall’orchestra (l’ultimo fu il Requiem di Verdi, poi l’intera compagine strumentale e il coro salirono sul treno).
Erano, i giorni delle visite della croce rosse, quelli migliori per i detenuti che avevano avuto la ventura di non essere inseriti nelle liste per la partenza verso lo sterminio: si mangiava un po’ di più e anche i musicisti che suonavano erano esentati (anche per il periodo delle prove) dai lavori pesanti che toccavano un po’ a tutti nel campo.
Quando si parla di Terezin si parla quindi del campo dove le condizioni di vita erano relativamente migliori e dove, anche per questo, fu possibile dedicarsi all’arte, dove i musicisti potevano suonare, i compositori comporre e i pittori disegnare.




Tutto questo è raccontato nel film Terezin, di Gabriele Guidi, una coproduzione Rai Cinema, Minerva Pictures, Three Brothers, OvePossibile dal respiro internazionale cui hanno messo mano anche i cechi, dando il permesso di filmare, sui luoghi, alcune esterni.

Terezin  –  Regia: Gabriele Guidi; sceneggiatura: Gabriele Guidi, Ennio Speranza, Alessandro Zannoni; fotografia: Maura Morales Bergmann; montaggio: Luigi Mearelli; interpreti: Mauro Conte, Dominika Zeleníková, Alessio Boni, Cesare Bocci, Antonia Liskova, Jan Révai, Marián Mitaš, Petr Vanek, Marek Lambora, Maia Morgenstern, Karel Dobry; produzione: Minerva Pictures, Rai Cinema, Three Brothers, OvePossibile; origine: Italia, Repubblica Ceca, 2022; durata: 110′; distribuzione: Lo Scrittoio.

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