È morta Maria Rita Parsi. Psicoterapeuta, scrittrice, fondatrice del Movimento Bambino, una delle voci più scomode e necessarie di questo paese. Aveva 78 anni e fino all'ultimo non ha smesso di essere quello che era sempre stata: un fulmine di guerra. Il 12 febbraio 2023, era con noi al Teatro degli Impavidi di Sarzana, per una lectio magistralis che avevamo intitolato "Alle radici della violenza".
Un tema che si lega a filo doppio con la missione di InSarzana: capire da dove viene il male, la violenza collettiva, quella privata, quella che diventa sistema. Perché la memoria storica serve proprio a questo, a non dimenticare che la violenza ha sempre delle radici, e che se non le dissotterri continuano a proliferare.
Quella sera Maria Rita Parsi non fece una lezione accademica. In pochi minuti trasformò tutto in un corpo a corpo con la realtà: la famiglia in crisi, i bambini abbandonati a se stessi, la violenza latente che esplode nei femminicidi, l'inconscio che nessuno vuole guardare in faccia e che poi ti si ripresenta nei sogni, nei tic, nelle paure che non sai nominare. Aveva 75 anni e una combattività che faceva vergognare chiunque avesse anche solo la metà dei suoi anni e un decimo della sua energia.
La ricordo mentre parlava di Ulisse come di un "personaggio di poco conto, di basso livello" – e già questo bastava a farti capire con chi avevi a che fare. Una donna che non si faceva problemi a demolire i miti della cultura maschile, a dire che il femminile mancante è proprio quello che serve per guardare il mondo da un'altra angolazione, per smettere di risolvere tutto con la violenza guerresca. E poi la sua critica feroce ai politici, agli amministratori incapaci di capire l'importanza dell'istruzione, della psicologia, dei legami che tengono insieme una società. Li trattava con durezza, senza sconti. Perché per lei non si trattava di opinioni diverse, ma di responsabilità precise: se una società collassa, qualcuno quella società l'ha governata male.
Era un'erede del '68, ma di quello buono, quello creativo e propositivo. Quando suggeriva di tornare ai collettivi, alla condivisione, allo stare insieme per affrontare i problemi, non lo faceva per nostalgia ma per necessità. Perché questa società troppo individualizzata, diceva, ci ha fatto perdere la capacità di costruire reti, di prenderci cura gli uni degli altri. Maria Rita Parsi era scomoda. Non cercava il consenso, non smussava gli angoli, non aveva paura di dire le cose come stavano. Era una che chiamava la violenza col suo nome, che non ti lasciava nascondere dietro alle scuse, che ti chiedeva di guardarti dentro e di fare i conti con il tuo inconscio, con le tue contraddizioni, con tutto quello che fingi di non vedere. Questo la rendeva preziosa.
Quello che resta di lei, oltre ai suoi libri e al Movimento Bambino che ha fondato, è proprio questo: la certezza che non si può mollare, che bisogna continuare a lottare contro le storture del mondo, che a 75 anni si può ancora essere fulmini di guerra. E che la violenza, quella che si annida nelle famiglie, nelle scuole, nelle istituzioni, nei rapporti tra uomini e donne, ha delle radici che vanno strappate una a una, con pazienza, con rabbia, con competenza.
Grazie, professoressa. Quella sera ci hai lasciato molto e ci mancherai.
Monica Faridone
Presidente Associazione InSarzana

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