Se dovessimo contestare a Paolo Bufano la mancanza, nel suo ultimo bel libro Gente di Sarzana, di una figura rappresentativa di una certa epoca di Sarzana, credo che Alfredo Giusti sarebbe il prescelto. In fin dei conti potremmo dire che Alfredo Giusti abbia abbandonato Sarzana perchè la città non era riuscita a comprenderlo e ad accettarlo fino in fondo, almeno politicamente parlando, non certo umanamente. Nell'ultima parte della sua vita aveva preferito trasferirsi a Pinerolo, vicino a Torino dove già uno dei suoi figli lavorava, tagliando così i ponti con il luogo che aveva frequentato per quasi tutta la vita, godendosi i nipoti ma con il rammarico di un sarzanese che abbandona per sempre il castrum.
Molti giovani non conoscono, come è logico, Alfredo. Il suo nome, compare sui giornali, come quello di tanti altri della nostra età, vecchi boomers, che oggi, prima di abbandonare il pianeta, hanno quel lampo di totale notorietà, risvegliando, di fatto, echi dal passato e malinconiche reminiscenze negli amici rimasti, aldilà del fatto che, comunque, alcuni di loro hanno, inevitabilmente, già lasciato un segno, nella comunità. Si sa bene che la morte appiattisce, rende opaco ogni ricordo, livella l'operato del defunto che si sbiadisce nelle litanie d'occasione, nel riconoscimento di fondo quasi sempre positivo, evitando precisione, esattezze, smussando contraddizioni e negatività.
Credo che Alfredo non meriti questo. Non so se chiamarlo amico perchè, pur avendolo frequentato in molte occasioni, c'era una distanza di età e mancava una familiarità che andasse oltre al contingente, tuttavia sarebbe ingeneroso da parte mia non reputarlo tale perchè ho avuto occasione di conoscerlo molto presto quando, da ragazzino, ho cominciato a frequentare la Parrocchia di Santa Maria e le squadriglie di Lupetti che avevano il "covo" nei sotterranei della canonica. Alfredo, nel suo cristianesimo radicale (inteso non come fondamentalista ma bensì riferito al messaggio di Cristo più profondo e comunitario e alla sua frequentazione con Padre Damarco) era il capo del branco, colui che, nella iconografia del libro della Jungla di Kipling ispiratore di Baden Powell, vestiva il ruolo di Akela, il lupo capobranco. Questo fu solo l'inizio, ma sufficiente a cogliere quella sua eterna voglia di fare qualcosa per gli altri, di porsi sempre contro storture ed eccessi. Passai qualche anno con lui ma non transitai poi negli scout. Akela/Alfredo aveva ben compreso quanto non fossi adatto, in quei miei primi anni da ragazzino a stare con gli altri. Ci rincontrammo molti anni dopo quando Alfredo aveva da tempo intrapreso la sua via più politica e sociale diventando insegnante di materie umanistiche (molti lo ricorderanno per la sua professione) e transitando tra impegno cattolico, l'ambientalismo dei Verdi, tra vari partiti di sinistra estrema come il Psiup o Democrazia Proletaria e facendosi largo nel contesto sarzanese, dibattendo e lottando contro lo stesso, egemonico Partito Comunista locale, riuscendo anche ad occupare il posto di consigliere comunale. Alfredo Giusti si era creato la nomea di guastafeste, di critico feroce, di rompiscatole politico. Occorre dirlo, Alfredo era una persona buona e gentile ma la sua intransigenza politica, il proprio pensiero estremo rimaneva tale non concedendo nulla o quasi nelle discussioni come nei rapporti politici o nelle fasi elettive. Questa sorta di dicotomia arrivò al suo punto massimo quando scelse il Circolo Dossetti come sua casa ideale e ideologica dove il cristianesimo si fondeva con l'antifascismo, la Resistenza e un pensiero, quello di Giuseppe Dossetti, il quale credeva che se i comunisti volevano portare avanti una rivoluzione di ispirazione marxista, allora i democratici cristiani dovevano impegnarsi a loro volta per una grande rivoluzione di ispirazione cristiana. Ci rincontrammo all'inizio degli anni duemila con l'esperienza dei Girotondi. Avevamo deciso, il sottoscritto e mia moglie di impegnarci per la prima volta in politica come società civile. Digiuni di ogni cosa, con Alfredo, sua moglie Grazia e altri amici cominciammo a frequentare Roma e le assemblee di Floris D'Arcais, Pancho Pardi, Nanni Moretti, Paul Ginsborg. Fu l'inizio di un impegno nel quale trovammo la soddisfazione di stare assieme, di parlare. Un momento esaltante durato lo spazio di un mattino quando tutto tracimò nell'incapacità di cogliere risultati concreti sia per le colpe del Movimento sia per l'intransigenza dei partiti di sinistra. Nel succedersi degli anni anche i tentativi a Sarzana si risolvevano in pochi risultati o in debacle di vario livello ma Alfredo non mollava, sempre in prima linea, sempre a combattere dialetticamente e fisicamente, senza sosta o riposo. Cominciò a scrivere la sua rubrica Pagine, sorta di caleidoscopica raccolta settimanale di articoli fotocopiati da ogni giornale, inviandola a tantissime persone, prima per posta e poi via computer. Non era facile, come ho già sottolineato, poter fare politica con una persona molte volte irremovibile ma di una grande preparazione e disponibilità e fu inevitabile la rottura con lui (solo politica, naturalmente) sia perchè ci eravamo rifiutati di aderire al Circolo Dossetti (la nostra idiosincrasia verso ogni forma di discorso religioso) e poi, dopo, quando aderimmo a Sinistra Ecologia e Libertà, contro la quale Alfredo ebbe da subito motivi di scontro e di ripicca. Il suo ultimo referente fu il movimento di Grillo, inevitabile, proprio per quel congiungersi tra le spinte alternative dei 5 Stelle ed una vita spesa tra scelte sociali e politiche inespresse dai partiti governativi. Poi l'età e gli acciacchi cominciarono a farsi sentire e anche noi, delusi da quanto accadde all'interno del partito di Vendola, abbandonammo la politica attiva. Siamo rimasti in contatto, capitava di vederci, scambiare qualche parola ma, come accade normalmente, i distacchi sono inevitabili. Lo rividi casualmente a Sarzana dopo che si era trasferito a Pinerolo dal figlio; non troppo in salute, ingobbito, il suo vestire dimesso ma sempre con quel brillio negli occhi e quel sorriso leggero che accompagnava il suo parlare, un poco strascicato, ma sempre gentile. La notizia della sua morte ci ha colto di sorpresa e mi ha spinto a scrivere queste poche righe con la sola pretesa di ricordarne ai sarzanesi la figura. Una persona esemplare e indomabile, capace di difendere i propri principi con caparbietà e intelligenza. Aspetti anche contradditori per qualcuno che faccia politica, dove il compromesso è una scelta, almeno qualche volta, necessaria. Ma Alfredo Giusti era così e il suo, rimane un esempio di fede per i credenti e un modello di politica e di impegno, vissuti sempre per il bene della comunità. Ciao, Alfredo, ti ricorderemo con affetto.
Giorgio Giannoni

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