25 gennaio 2026

27 GENNAIO 2026 GIORNATA DELLA MEMORIA: L'invito di Monica Faridone a commemorare con forza questa importante data

A SINISTRA-Monica Faridone, Presidentessa di InSarzana durante l'inaugurazione del Monumento alla Deportazione dopo il restauro nel novembre del 2024.  
A DESTRA-La locandina dell'invito da parte dell'Associazione al pomeriggio di riflessione nella sede della stessa, Vicolo Bonicella 4 Sarzana, Martedi 27 Gennaio 2026 dalle ore 16 


 

Il 27 Gennaio sarà il Giorno della Memoria. Quello in cui ci ricordiamo di ricordare, quello in cui pronunciamo le parole giuste, facciamo i gesti appropriati, commemoriamo con la solennità di rito, per poi ritornare alle nostre vite mentre Gaza viene rasa al suolo, mentre in Sudan si compie un genocidio nell'indifferenza generale, mentre ai confini dell'Europa si muore di freddo e di disperazione, mentre in quella che si definisce la più grande democrazia del mondo, si deportano esseri umani come pacchi, si separano famiglie, si rinchiudono persone in centri di detenzione dove spariscono nel buio di un sistema che non risponde a nessuno e agenti in divisa sparano per strada a chi, secondo loro, non ha il permesso di esistere. E allora bisogna chiedersi: a cosa serve ricordare se la lezione non è stata imparata?


                     


La memoria non è un esercizio retorico. Non è un rituale da compiere una volta l'anno per sentirci assolti. La memoria è uno strumento del presente, è responsabilità, è la capacità di riconoscere l'orrore quando si ripresenta davanti ai nostri occhi, magari con altre forme, altri nomi, altre giustificazioni.

Quando l'umanità scompare, quando l'altro diventa meno che umano, quando la sofferenza altrui diventa statisticamente tollerabile, siamo sull'orlo del baratro. È lì che tutto diventa possibile. È lì che si apre la porta alla barbarie. E noi, oggi, siamo pericolosamente vicini a quel punto.

La nostra Associazione Insarzana è nata da storie segnate dalla deportazione e dalla Resistenza. Abbiamo ristrutturato il monumento alla deportazione non per bellezza estetica, ma per consegnare alla città un luogo che parli, che disturbi, che impedisca l'oblio. Un monumento che non è celebrazione del passato ma interrogazione del presente.

                                                                 


Perché se oggi guardiamo bambini morire sotto le bombe e restiamo immobili, se assistiamo a pulizie etniche e ci voltiamo dall'altra parte, se accettiamo che alcuni esseri umani valgano meno di altri, allora quella memoria è morta. Allora quel "mai più" che ripetiamo come un mantra è solo un'ipocrisia che ci serve per dormire tranquilli.

La memoria vera costa. Costa la fatica di guardare in faccia l'orrore contemporaneo, costa il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, costa l'onestà di ammettere che stiamo fallendo. 

Commemorare i morti della Shoah onorando al tempo stesso l'indifferenza verso i morti di oggi non è memoria. È tradimento.

Monica Faridone Presidentessa di InSarzana

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