Andrea Giannoni sceglie la via della poesia per ricordare il Giorno della Memoria. Lo fa con l'assoluta consapevolezza di tutte quelle contraddizioni che animano, da qualche anno a questa parte, il ricordo delle deportazioni, la memoria della Shoa: dall'indifferenza, alla routine, all'ipocrisia. L'anno scorso, nel 2025, avevamo posto il quesito se avesse ancora senso la Giornata della Memoria, una domanda provocatoria quanto ovvia fosse la sua risposta e dunque, anche quest'anno vorremmo condividere con la cittadinanza questa Memoria comune. Lo faremo nella nostra sede di InSarzana, Vicolo Bonicella 4, Martedi 27 gennaio dalle ore 16, per ricordare e riflettere con tutti coloro che hanno cuore l'umanità più profonda dell'essere umano.
Poemetto a ricordo della Memoria
“Era questo che non riuscivo ad afferrare: l'enorme assoluta sproporzione tra la facilità con cui si può uccidere e la grande fatica che si deve fare a morire. Per noi era un'altra sporca giornata di lavoro; per loro la fine di tutto.”
"Le Benevole" Jonathan Littell. 2006. Einaudi.
La memoria è come sperma all'incrocio segnato, gli autogrill come ogni piazza di paese riscaldano la carne bianca e rivendono a buon prezzo calibrato ogni anniversario. Tutti quei libri che testimoniano ormai una Shoa e mille altre storie di memoria dei ricchi pronipoti che bestemmiano un paradiso perduto e ripagato con le stragi riproposte ogni volta e tutti insieme vendono armi nel tempio senza idoli o femmine da concupire con la cocaina.
La memoria del giorno della memoria e' dardo come ci raccontava Teresa D'Avila "L'angelo mi penetrò con il dardo fino alle viscere e quando lo ritirò mi lasciò tutta bruciata d'amore per Dio. Nostro Signore, il mio sposo, mi procurava tali eccessi di piacere da impormi di non aggiungere altro oltre che a dire che i miei sensi ne erano rapiti.”
Forse non era nemmeno fuoco.
Ereditare la memoria sembra quasi una questione morale che probabilmente è stata ma ora la comunione globale è marcita nelle fosse , nei fatti del mondo e da qui a poco rimarra' orfana dei protagonisti, tutti.
Tutto è complicato attraverso una odissea moderna e perpetua, da paese in paese schifosamente colpevole che sia. Tutto ci rimanda al castigo.
Qui la pieta' è marcata come una razza diversa, come una indifferente anomalia del pensiero. La follia di un gerarca fascista che corre con una tuta dismessa da tempo lungo un viale di Milano verso la morte senza lo sguardo idiota della memoria, per molti.
Si da origine così al richiamo di una nuova memoria con un movimento leggero dell'incoscienza, quasi piegati sopra un codice arcano. Qui tutto implode, nei musei e nei campi di concentramento tirati riordinati . Un'orda muta di nuovo, pronta a scendere e tirata a lucido per una nuova tragedia della conoscenza. Ci sono persone che non dovrebbero nemmeno uscire di casa qui nella mia citta' e parleranno di memoria provando ad affossarla nella menzogna e nel fango.
La mia, la vostra, la loro memoria degli anni a venire. Se ci saremo, piu' avanti nessuno lo fara' per noi.
Mentre mangio una tazza di riso voglio solo ringraziare il Signor J.Littell e le sue "Benevole "
“Era questo che non riuscivo ad afferrare: l'enorme assoluta sproporzione tra la facilità con cui si può uccidere e la grande fatica che si deve fare a morire. Per noi era un'altra sporca giornata di lavoro; per loro la fine di tutto.”
"Le Benevole" Jonathan Littell. 2006. Einaudi.
Andrea Giannoni

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