Solitamente parliamo poco di calcio, ma non certo per snobbismo o per il rifiuto di un gioco che il sottoscritto, pur seguendolo oramai con il contagocce, lo considera da sempre il più belllo sport del pianeta, quanto per la sua commistione con la politica, la socialità o per i tragici eventi che hanno avuto nel calcio la loro prospettiva principale.
Tuttavia come per Pelè o per Messi (del primo ne parlammo alla sua morte e del secondo durante gli ultimi mondiali vinti dall'Argentina, soprattutto per l'esilarante telecronaca di Adani che raggiunse vette stratosferiche di esaltazione) oggi parliamo di Maradona per un libro di recente pubblicazione Maradona, un mito plebeo (2025) presentando un articolo dove la figura del grande campione si trafigura nella storia argentina con dolore e sofferenza, raggiungendo stili letterari non comuni e presentando il calcio di quel fenomeno come una sorta di catarsi, di purificazione, di liberazione emotiva contro i massacri e le violenze di una Argentina dittatoriale e criminale e contro la distruttiva visione capitalistica che pervade il pianeta.
NON SI PUO' INSEGNARE: MARADONA MITO PLEBEO
di Luca Pisapia da Il Tascabile
Riceve il pallone poco prima della metà campo, con una giravolta si libera di due avversari, poi si ferma, li aspetta, li scruta: quello che vede non sono due centrocampisti inglesi, sono grandi navi che si stagliano all’orizzonte da cui scendono feroci guerrieri armati di spade, archibugi e cattive intenzioni; gli avversari che ha appena dribblato si avvicinano di nuovo, il loro scopo è lo stesso di quegli antichi guerrieri, portargli via tutto, in questo caso il pallone. Allora lui li salta per la seconda volta e si mette a correre sulla fascia destra, sempre con il pallone tra i piedi. Corre sul prato verde dell’Estadio Azteca, corre per sfuggire ai centrocampisti inglesi, corre per sottrarsi all’ennesimo sterminio; corre fino a che davanti a lui si para un altro avversario, questa volta non ha l’elmo e la corazza dei conquistadores, ma la giacca di lino e il cappello a tesa larga del proprietario terriero, il genocidio ha lasciato il posto al saccheggio: accumulazione per espropriazione, evoluzione del capitale nel suo penultimo cambio d’abito...

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