18 maggio 2026

Una breve introduzione al libro STORIE DELLA CASA ROSSA da parte del suo autore RICCARDO BOGGI

 

In attesa di ascoltare dal vivo Riccardo Boggi e conoscere il suo nuovo libro, ecco una sorta di breve introduzione al testo da parte dell'autore stesso. Ricordiamo che l'incontro avrà luogo Giovedi 21 maggio 2026 alle ore 17,30 nella sede di InSarzana, Vicolo Bonicella 4 Sarzana. Saranno presenti con l'autore La Prof.ssa Manuela Schiasselloni e il Prof. Egidio Banti




L'INTRODUZIONE AL LIBRO STORIE DELLA CASA ROSSA

di Riccardo Boggi

Contadino io lo sono, anche se un po’ bastardo. Contadino per eredità genetica : i Boggi da Guinadi di Pontremoli, lì presenti almeno dalla fine del 1700,con una parentesi dei miei bisnonni a fare i suonatori ambulanti per le strade di Scozia, Inghilterra e a New York. Per tornare poi a coltivare terra a Groppoli.  E da parte di mia madre,  i Locciola, i Pitari che lavoravano i campi e  allevavano pitti tacchini, a Groppoli,  già ai primi del 1600. 

Io,  a sentire mia madre, sono stato trovato nel buco di un castagno, e quando sono andato in prima elementare parlavo solo dialetto ; crescendo ho fatto tranquillamente tutti i lavori nei campi, proporzionalmente alle capacità di un bambino che diventava ragazzo : non si pensava a telefono azzurro, se con il sole cocente dovevi andare a rivoltare il fieno  , a pressarlo nell’asfissiante  umido della cascina dove tu potevi, perché piccolo, infilarti fino sotto il tetto, o con la tua piccola zappa  ti facevano rincalzare il granturco.

 Poi frequentavi l’università e Kant te lo potevi studiare mentre stavi attento che la Zerasca, la gigantesca astuta vacca dal muso bianco, non ti sfuggisse e andasse a far man bassa del granturco nel campo del vicino.

Contadino geneticamente, cresciuto come contadino,  distratto precocemente  dai libri, imbastardito da un  incontro felice, perché, è uno dei motivi, se non il tema fondamentale del libro : la vita fatta di incontri. Come quello di oggi con voi. 

Vi ho detto che alla mia maestra parlavo dialetto, lei mi ha insegnato l’italiano, ma mi ha contagiato con la passione per la storia e nel libro ve ne accorgerete, perchè i racconti fanno spesso cenno alla storia dei luoghi. Alle superiori un altro insegnante mi ha appassionato alla lettura della terza pagina dei giornali e allor,  giovane studente,   scrissi a uno sconosciuto  Giacomo Devoto e sorprendentemente lui mi rispose e da quell’incontro nacquero tante iniziative lunigianesi.

 Insomma questo è per dire che gli incontri di un contadino l’hanno reso meno contadino rispetto a  un destino al quale la storia di famiglia lo aveva destinato. Ma non del tutto, perché lo hanno reso quel bastardo che si racconta in questo libro e che probabilmente assomiglia anche a molti di voi.

Nel libro io non parlo con molta nostalgia di un ragazzo che viveva da solo in una casa isolata di campagna, che non aveva mai tirato un calcio di pallone e quando ci prova tira di punta si fa male alle dita ;  pascolava le mucche e non  avvertiva la poesia dei campi verdeggianti :  il tempo di riportarle nella stalla non passava mai e faceva loro piccoli dispetti per anticipare i tempi del rientro. Amava la Magra e il canale con i suoi misteriosi animali che lo popolavano , ha vissuto e racconto l’eroica lotta  contro l’autostrada della Cisa,  che  ha portato via i terreni e  ha ricordato la splendida figura dell’onorevole Silvano Lombardi che fu vicino ai contadini.  E poi ho  raccontato come una casa che fu podere dei Brignole Sale marchesi di Genova è  cresciuta nel tempo  e dove vivevamo come nel medioevo, senza servizi igienici, si è trasformata è  arrivato il bagno e con il bagno i vicini in visita a vedere il bidet.

Una casa dove arrivavano venditori ambulanti, tornavano i parenti dalla Francia e portavano abiti dimessi e noi preparavamo per loro pranzi e una volta all’anno mangiavamo cotolette impanate.

E  gli animali ? Facevano parte della vita in campagna, presenti, ma  non come lo sono oggi nelle nostre case .

 Indispensabile le mucche, ansioso il loro parto, si parlava con loro. E che dire del maiale ? T’è mort el pork ?, si diceva ad una persona triste. E i cani sempre così presenti  .

I gatti, c’erano in ogni casa,  perché utili, ma non troppo amati : dovevano cacciare i topi, si riproducevano troppo, erano spesso crudelmente eliminati. Non eravamo troppo buoni neppure noi bambini di campagna con gli animali e bisogna pur dirla un po’ di verità.

 Io non so se, come mi dice monsignor Angelo Busi, sono riuscito

  “a dare dignità di protagonista alla casa perché la casa è ciò che vi accade dentro ma anche ciò che accade fuori. È bello sapere che noi abbiamo conosciuto il mondo grazie al fatto che c'era una casa rossa. Il problema che vedo oggi è il vivere senza una casa, senza memoria, senza riti, senza racconti. Stiamo consegnando i giovani ad un deserto aperto ma anche pericoloso. La tua scrittura mi mostra che nel piccolo spazio possono accadere grandi cose. A te è accaduto di diventare umano grazie a quella casa, a quei luoghi, a quelle persone.  Potrebbe accadere che restiamo senza casa, con la potenza dell'algoritmo e la fragilità del vuoto che ci circonda.” 

Non so se è stato davvero così  alla Casa Rossa. 

In ogni casa e nei luoghi dove ciascuno di noi ha avuto l’avventura di vivere possono accadere grandi cose.  Credo di aver capito  perché questo mio piccolo libro ha interessato  anche  chi non è di Lunigiana: forse perchè ognuno, indipendentemente dai miei racconti, ha avuto piacere nel ricordare  una casa, un luogo, un paesaggio e momenti della propria vita.

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