| (La locandina del post è ripresa dalla pagina Facebook de L'impronta Volontari Indipendenti Canile Municipale della Spezia) |
E' sempre stata stridente, a mio avviso, la collocazione temporale tra Il Festival della Mente e la successiva, terminale chiusura dell'Estate sarzanese con la vecchia Mostra degli Uccelli carica di tutto il suo carnet di vestimenti per la caccia e animali da richiamo.
Il passare, per così dire, dalla cultura più spinta e frequentata alla passione della caccia con il suo carico di morte e violenza mostra, senza alcun dubbio, come il pensiero di molti individui non sia in grado di cogliere i netti contrasti che tale connubbio riporta. Annosa disputa, come ben sappiamo, tra i fautori della doppietta tout court e il buonsenso sancito da molti, moltissimi cittadini e da numerose associazioni ecologiche che, da tempo immemore, chiedono a gran voce di eliminare questo "passatempo" diventato incongruo e pericoloso nella sua superata fruizione. Non si tratta, ovviamente, di un discorso ideologico (nei tempi passati anche la sinistra era schierata per i cacciatori, evidenti portatori di voti) ma oggi, con la nuova destra al potere e con la recente, pessima legge in corso di approvazione si assiste ad un recupero concettuale, reazionario, anticostituzionale di una nuova morale assolutoria atta a far credere alla necessità sociale della caccia, ad un suo paradossale uso ecologico, ad una sua giusta e coerente liberalizzazione. E' l'inevitabile specchio dei tempi dove la destra annaspa nella ricerca di una propria identità culturale e di ogni occasione possibile dove poterla afferrare, cercando di fare propri pensieri e valori che non gli appartengono. Vale la pena ricordare sempre e comunque l'articolo 9 della Costituzione. Uniche e vere parole dove cultura, storia e ambiente si fondono in una sola visione di reale progresso:
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali. ( aggiornato nel 2022 per includere proprio l'obbligo di tutela degli animali e dell'ambiente)
A seguire una bella riflessione sul problema
Giorgio Giannoni
Perché il ddl Caccia sposta l’asticella nella direzione sbagliata
Credo che questo ddl Caccia che la Camera si appresta a votare non sia un semplice aggiornamento di una legge. È una scelta politica e culturale destinata a incidere sul nostro modo di vivere la natura, di tutelare gli animali selvatici e di consegnare il territorio alle future generazioni. E addolora vedere che una decisione così importante venga affrontata con tanta fretta, senza il tempo necessario per ascoltare davvero il Paese, e rappresenti uno spartiacque culturale prima ancora che politico.
Non stiamo parlando soltanto di norme venatorie, di calendari, di competenze o di tecnicismi legislativi. Stiamo parlando del rapporto che un Paese sceglie di avere con la natura, con gli animali, con il silenzio dei boschi, con la sicurezza dei cittadini e con una sensibilità ormai profondamente cambiata.
L’Italia non è più quella di cinquant’anni fa. C’è una coscienza nuova, diffusa, trasversale. Ci sono famiglie che vivono con gli animali come membri della casa. Ci sono bambini che crescono imparando a rispettare la vita e gli animali. Ci sono cittadini che chiedono più tutela dell’ambiente, non più fucili. E c’è una grande parte del Paese che non comprende più come si possa chiamare “tradizione” ciò che, per molti, è semplicemente sofferenza inflitta per divertimento.
La caccia non è una necessità “sociale”, difesa del territorio da animali feroci che attaccano l’uomo. Non lo è più da tempo. È una pratica minoritaria, divisiva, che incide però su beni che appartengono a tutti: la fauna selvatica, il territorio, la quiete, la sicurezza, l’equilibrio degli ecosistemi. Ed è proprio questo il punto: gli animali selvatici non appartengono ai cacciatori. Appartengono alla natura, e la natura appartiene anche a chi la vuole attraversare senza paura, senza spari, senza sangue.
Questo ddl, per come si presenta, dà l’impressione di voler spostare l’asticella nella direzione sbagliata: più spazio alla caccia, più concessioni a chi spara, meno attenzione a chi chiede protezione, prudenza, rispetto. La politica non ascolta più la pancia del Paese, ma soltanto alcune lobby rumorose e potenti, potenziali bacini elettorali.
Non è una battaglia di destra o di sinistra. È una battaglia di civiltà. Ci sono persone di ogni orientamento politico che oggi si sentono tradite. Perché la difesa degli animali, dell’ambiente e della sicurezza non può essere “sequestrata” da una parte. È un tema umano, prima ancora che ideologico.
Si chiede alla politica di fermarsi. Di ascoltare. Di non trattare la sensibilità animalista come un capriccio o come una moda. Dietro questa sensibilità ci sono milioni di cittadini, associazioni, famiglie, volontari, persone che ogni giorno raccolgono animali feriti, curano, salvano, proteggono. Persone che non urlano per interesse, ma per amore.
E l’amore per gli animali non è sentimentalismo debole. È una forma altissima di responsabilità. Significa riconoscere che la forza dell’uomo non sta nel dominare ciò che è più fragile, ma nel custodirlo.
Come si può parlare di benessere animale e poi approvare norme che vanno nella direzione opposta? Come si può pubblicare la foto con il proprio cane sul divano e poi sostenere provvedimenti che rendono più fragile la vita degli animali selvatici? C’è una contraddizione morale enorme, e i cittadini la vedono.
Per questo mi oppongo (e non sono la sola) a questo ddl. Credo che un Paese moderno debba andare verso meno violenza, non verso più violenza. Verso più rispetto, non verso più deroghe. Verso una natura vissuta come bene comune, non come terreno di conquista.
Mentre molti Paesi europei stanno rafforzando la tutela della biodiversità, investendo nella conservazione della fauna selvatica e promuovendo una convivenza sempre più rispettosa tra uomo e natura, l’Italia rischia di imboccare la strada opposta. Proprio noi, il Paese che il mondo ci invidia per la bellezza dei suoi paesaggi e per la straordinaria ricchezza del suo patrimonio naturale.
“Questa non è una guerra contro i cacciatori. È una battaglia per un’idea di civiltà. Per il diritto dei nostri figli a crescere in un Paese che insegni il rispetto della vita, non la sua banalizzazione. Per il diritto di entrare in un bosco e sentire il canto degli uccelli, non il rumore degli spari. Per il diritto di considerare gli animali selvatici parte della nostra ricchezza, non un ostacolo o un bersaglio”, conclude la “pasionaria” Marta Di Persia, coordinatrice regionale del Dipartimento Benessere Animale in Campania per Forza Italia. Appena dimessasi perché si è sentita tradita dal suo partito.
Gli animali non votano, non fanno lobby, non hanno voce. Ma noi sì. E abbiamo il dovere morale di usarla.
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