"Poi con la scusa della tutela spaccano i marroni ai residenti come se il basolato intorno al comune non fosse delicato… questi bestioni qui sono quelli che lo distruggono… che la smettessero di prendere per i fondelli..." Alessandro Palumbo
Dovremmo chiederci, osservando le immagini e scorrendo le parole del prof. Alessandro Palumbo, dove sia finito quel connubbio ideale, quell'equilibrio dovuto, tra la cosidetta fruizione della cultura e la conservazione, la salvaguardia del luogo dove la nostra comunità risiede.
Col passare degli anni il rispetto verso i residenti è andato via via scemando sull'onda della cosidetta necessità di "fare turismo". Questa nuova forma di investimento comunale ha trovato nell'occupazione degli spazi cittadini la sua apoteosi, la sua esaltazione, determinando, di fatto, un ingolfamento, un'invasione da parte di varie strutture, più o meno permanenti, che hanno ricoperto le vie e le piazze del castrum e la messa in opera di una filosofia di fondo che poco ha a che fare con l'estetica generale dei luoghi, l'aggregazione residenziale, il passeggio rilassato. Si è assistito, negli anni, ad un degrado dei giardini, abbandonati ad un minimalismo di facciata e lasciati in possesso di una sempre più presente delinquenza. Piazza Garibaldi ha da tempo perso la connotazione di spazio pubblico, vedendo la sua bella prospettiva occupata da luoghi esterni di rifornimento idrico e alimentare. Si erano tolte, molti anni fa, le auto per poi ricadere in questo esercizio urbano di pessima qualità.
Piazza Matteotti è invasa, ciclicamente, dalla discesa di innumerevoli iniziative, sulle quali pare sempre più difficile interrogarsi, visto l'innegabile monotonia di concerti, vendite, mercatini, mescite e degustazioni che rendono la piazza una vera e propria sagra continua.
Il Festival della Mente trova poi qui quella conferma di cui si diceva. Voler usare ad ogni costo il luogo, in barba a distruzione del selciato, occupazione serrata e impedente il passaggio ai residenti, rende ancor più ragione di una abdicazione, di una rinuncia verso quanto di ancora bello rimane a Sarzana. La piazza dovrebbe essere nuovamente alberata e lasciata a noi indigeni che, giorno dopo giorno, stentiamo a trovare un posto dove incontrarsi, sedersi all'ombra, dove poter riposare senza musica ad alto volume la sera e poter finalmente parlare senza quel chiasso di fondo che oramai, ahimè, ci appartiene.
Sono sicuro che quanto detto farà ridere molti sarzanesi più giovani del sottoscritto, abituati per lo più a vedere il mondo sotto l'unica logica di produzione e di fruizione del tempo libero che questa società ha determinato. Poco importa, ovviamente, perchè purtroppo sarà molto difficile riacquistare un equilibrio ed una visione della vita che noi abbiamo almeno toccato ma che, evidentemente, non siamo stati capaci, di trasmettere. Momenti più umani che sono scivolati via dalle nostre mani mentre le auto occupavano le periferie e il centro storico, i negozi chiudevano per la continuazione scellerata dell'uso della cosidetta Strada Mercato/Variante, dell'abbandono di quell'oasi felice che erano i Bozi di Sarzana e il fiume Magra, dove la spazzatura impera. Sono passato davanti alla scuola del XXI luglio e sono rimasto colpito dalle belle finestre e da come quel luogo, così sarzanese, stia riprendendo vita. Spero che qualcuno lo possa usare con criterio negli anni a venire, non come Villa Ollandini, obliata e distrutta o il Cimitero comunale, il reale luogo della nostra appartenenza, in continuo e ineludibile abbandono o il Calcandola diventato un cantiere popolato di strani e inutili ponti o Marinella, un gorgo di stupidità, tra il delirio degli arenili, le surreali rotatorie e l'ennesima, inesausta quantitità di legno, plastica, rumenta che ci accompagnerà in questo ultimo scampolo di estate. Forse non lo avete notato, ma stiamo diventando tutti turisti di altri turisti che si aggirano, inconsapevoli per altri luoghi sempre più dimenticati e oltraggiati. Questo è il futuro...finchè dura.
Giorgio Giannoni








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