19 settembre 2026

LE NOUVEAU SARZANA: Bridge-s over troubled water (Ponti sull'acqua tempestosa)

Il carabiniere pare chiedersi: " Ma i cittadini dove sono finiti?" 
 

Like a bridge over troubled water
I will lay me down
Like a bridge over troubled water
I will lay me down (Bridge over troubled water, Simon & Garfunkel, 1970)

Qualcuno ci ha informato ( per poi leggere la notizia sui giornali il giorno dopo) che il ponte in Via Falcinello è di nuovo al suo posto e dunque la viabilità è stata finalmente ristabilita.



Una buona notizia, dunque, dopo anni di attesa e di rinvii per l'avvio del cantiere, che oggi, come per incanto, vengono cancellati dall'ovvia, concreta apparizione di un qualcosa che non esisteva più da tempo, mandando, di fatto, nell'oblio ogni errore, ogni problematica, ogni rigiro di parole che ci hanno accompagnato dal momento della dismissione ad oggi. I commenti positivi in rete si sprecano ma molti cittadini, probabilmente, si aspettavano che l'evento, di un certo rilievo, per la sospirata ed esaudita richiesta di una necessaria viabilità, venisse celebrato con la dovuta rappresentazione magari con il ponte ancora chiuso da un nastro tricolore e una bottiglia di spumante da infrangere sulla nuove spallette dello stesso dopo che la popolazione fosse stata invitata alla lieta epifania. Invece si è assistito ad una cerimonia tra pochi intimi. Comandanti, amministrativi, forze militari, protezione civile e vigili, l'immancabile sacerdote, qualche maestranza che la foto d'ordinanza mostra in tutta la loro triste e solitaria contentezza. 

Siamo tutti d'accordo che non sarebbe possibile presenziare ad ogni aggiustamento, rifacimento o messa in ordine del nostro patrimonio urbanistico ma certamente, la notizia poteva essere pubblicizzata e la presenza anche di qualche scontento, aldilà dei più prostrati con l'amministrazione, avrebbe fornito un che di maggiore credibilità ad un governo che, silenziosamente, si affanna a superare la propria inconsistenza. 

Evidentemente anche i sensi di colpa verso le esagerate tempistiche, la malagestione della burocrazia economica e fisica dei soggetti coinvolti, i disagi causati ai residenti,  presentano il conto, sublimati da un fiume di parole che vorrebbero essere di liberazione ma che nascondono solo astio e rancore verso le giuste critiche. D'altronde, fino ad oggi e per ogni cosa che abbisogna e che viene in una maniera o nell'altra terminata, la nostra amministrazione preferisce apparire in immagine e dire la sua in Rete o sui giornali, concludendo, di fatto, un iter, costruito nelle segrete stanze e senza partecipazione alcuna. Una maniera questa che possiede il vantaggio di non discutere mai con chicchessia i progetti che riguardano la città, gestendoli in maniera personale e presentando nel finale le opere già compiute e definite con tanto di dettagli e orpelli che, nel contesto, potrebbero non essere graditi o al peggio sbagliati. 

                         

Il nuovo incrocio che mantiene l'uso di
 Viale Alfieri per le auto


La saga dei ponti che si sta dipanando sul nostro povero Calcandola è un buon esempio di quanto diciamo. Se osservate le foto noterete che la segnaletica tra il nuovo ponte, Viale Alfieri e Via Falcinello, nuova di zecca, testimonia il probabile mantenimento del viale come strada di scorrimento a senso unico, esplicandosi in un segnale di stop ben evidente. Mantenere la presenza delle auto in un tratto di quella che era una strada chiusa, pedonale (e solo per l'emergenza-ponte resa d'uso motoristico) non ci pare un buon guadagno per la città. 



Si fa il paio, per così dire con il parcheggio selvaggio che, da sempre, prende di mira la parte finale di Via Alighieri. Si può anche notare come, già da tempo, le ultime panchine in ferro battuto di inizio '900 che resistevano con fatica in Viale Alfieri, siano sparite, volatilizzate senza alcuna spiegazione.                  

Ma salendo verso l'origine del Calcandola anche il cosidetto Calatravo, il nuovo ponte ciclopedonale, rappresenta una scelta troppo esasperata pur nella bellezza delle sue forme. La scelta a senso unico dell'amministrazione, senza alcun criterio di confronto con la città, ha posto in opera un manufatto la cui stessa dimensione ha portato a scelte aberranti per le rampe di accesso che, dal lato città, hanno devastato con il cemento il bordo stesso del torrente, abbattendo una serie di cipressi da sempre presenti lungo Viale Alfieri. 


La rampa di accesso dalla parte di Viale Alfieri


 Dal lato stadio non si può non rimanere basiti dall'assurdità di una rampa a zig-zag che ricorda la costruzione delle piramidi e che porrà seri problemi alla stessa fruizione della strada, senza voler prendere in considerazione la pessima estetica di un simile manufatto.


La rampa in costruzione dalla parte dello stadio

La distruzione del guado più a monte, alla Bocciofila, rappresenta poi il dato finale di un'opera devastatrice del nostro Calcandola nel gestire in maniera sconosciuta la viabilità ed eventuali nuove idee urbanistiche in una delle zone più belle della nostra periferia a monte con la creazione, forse?, chissa? di un'altro ponte.

               

Il vecchio guado e la Bocciofila

Siamo tutti, al contrario, sicuri che nel momento in cui saranno terminati i lavori nella scuola del XXI luglio almeno un paio di notti bianche, per i festeggiamenti, non ce le leva nessuno. À la prochaine.

Giorgio Giannoni

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