08 ottobre 2026

ORIENTALISMO: Freya Stark, l'ultima viaggiatrice romantica che raccontò l'Oriente

                          
Freya Stark ( Getty Images)

Come alcune volte accade, la coincidenza si palesa nelle forme più diverse. Carl Jung definiva questa situazione Sincronicità, ossia principio di connessione acausale che unisce eventi nello stesso momento tramite un significato condiviso, senza che l'uno sia causa dell'altro. Leggo oggi di questo articolo a seguire che riguarda uno dei personaggi femminili più orientati al viaggio romantico come fu, appunto, Freya Stark.



Il bello, o se volete il caso, ha voluto che pochi giorni fa ci trovassimo ad Asolo, splendido borgo del trevigiano, una città fortificata ricca di storia, arte e cultura, collocata sulla cima di una collina dalla particolare forma allungata in poggi e dominata dal Monte Ricco, su cui sorge la Rocca medioevale. Il comune viene descritto da Giosuè Carducci come “La città dai Cento orizzonti" e da diversi anni fa parte dell'associazione I borghi più belli d'Italia. Qui, l’ultima viaggiatrice romantica: Freya Stark (Parigi, 1893 - Asolo, 1993), da bambina, scoprì l’Oriente nelle pagine de Le mille e una notte. Da adulta lo attraversò davvero, esplorando territori poco conosciuti, incontrando le popolazioni locali e trasformando ogni esperienza in libri e mappe. La storia di una pioniera della scrittura di viaggio.

Vale la pena, io penso, rileggerne la storia particolare e cogliere la sua enorme passione per l'Oriente. 


La Rocca di Asolo e il borgo sottostante

Freya Stark, l'ultima viaggiatrice romantica che raccontò l'Oriente

di Ilaria Baratta da Finestre sull'Arte

Da qualche decennio a questa parte, raccontare le proprie esperienze di viaggio nelle più diverse modalità (dalla forma scritta su blog alla forma dei reel e delle dirette Instagram) va molto di moda, e parlare di travel experience fa cool, ma non è una novità del nuovo millennio: ovviamente sono cambiati i tempi e i modi, ma il racconto di viaggio è nato quando ha cominciato a diffondersi in Europa il viaggio come esperienza di formazione e di piacere nonché come strumento di crescita personale. Quanti scrittori, poeti, filosofi e intellettuali intrapresero tra Sette e Ottocento il cosiddetto Grand Tour, con tappa obbligata in Italia? Il Viaggio in Italia di Goethe è uno dei più celebri frutti di questo fiorente periodo, che investì l’arte, la letteratura, la musica. Ma pochi sanno che tra le pioniere del travel writing moderno ci fu una donna, un’autentica esploratrice, nata alla fine dell’Ottocento: Freya Stark. Il Times di Londra la definì “l’ultima dei viaggiatori romantici”. La sua passione rimase per sempre l’Oriente...

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Nel caso qualche lettore voglia approfondire il tema del viaggio in Oriente consiglio il bel volume di Attilio Brilli, corredato di molte e splendide illustrazioni: " IL GRANDE RACCONTO DEL FAVOLOSO ORIENTE". 




Un luogo esotico in cui proiettare emozioni, desideri impossibili e fantasie: per il mondo occidentale l'Oriente è favoloso perché gli elementi fantasmatici vi superano di gran lunga la realtà. «Trascorsi metà della notte a riflettere sulla strana serie di circostanze che avevano interrotto la tranquilla esistenza di un giovane avvocato e, dalla terra degli affari e dei guadagni, l'avevano spedito a meditare sulle rovine di antiche città e a dormire su un pavimento di fango, in mezzo ai turbanti turchi...» – John Lloyd Stephens, 1836

«Si tratta di un percorso a tappe che Brilli compie accompagnato dalle opere di pittori e incisori e arricchito da sette brani d'autori» - Marco Del Corona, la Lettura

Che sia il Vicino Oriente mediterraneo o quello più lontano dell'Asia, dilatato alla Polinesia e ai Mari del Sud, lo sconfinato Oriente ha sollecitato negli occidentali l'erotismo della conoscenza ma anche brame di colonizzazione e di possesso. È un Altrove ideale per l'uomo moderno che anela a liberarsi dai vincoli del conformismo e a rigenerarsi a contatto con popoli e civiltà non stravolti dal progresso: anche se questo implica violare universi gelosamente chiusi da barriere fisiche ma soprattutto simboliche e culturali. Può trattarsi di sfidare i deserti dell'Arabia, gli altopiani tibetani o le giungle cambogiane; oppure di introdursi nell'harem, visitare clandestinamente le città sante dell'Islam, provocare la reazione di civiltà millenarie, dall'Oceano Indiano al Mar del Giappone. È così che esploratori, avventurieri, naturalisti, archeologi, agenti segreti, spie – uomini e donne – partecipano, fra Settecento e Novecento, alla costruzione di una visione leggendaria dell'Oriente.

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