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| Il cancello della Cittadella con la nuova insegna |
Sono passati quasi otto anni da quando la consigliatura di Sarzana ha cambiato colore, tingendosi di un funereo mantello che dal rosa stinto raggiungeva la nefanda consistenza del nero più profondo.
Oggi, nel turbinio di proposizioni e di qualche opera più o meno posta in attività, dobbiamo prendere atto di una certa senescenza che comincia a corrodere i legami interni della maggioranza e sobilla scelte più o meno ardite sui vari versanti amministrativi che una giunta men che meno zuzzurellona mette in atto giorno dopo giorno. Qualcuno dirà che molto è stato fatto, sebbene la costruzione di scuole, il riparare le strade, aggiungere qualche tratto di ciclopedonale, assumere qualche vigile di più oppure occuparsi di sociale, di sicurezza sono tutte opere che una qualsiasi amministrazione è certamente in grado di fare. Senza contare che è meglio tacere su quanto non fatto, il cui elenco è lungo e complesso e lascio ai miei concittadini di parlarne, sebbene già in altri post, se ne fosse già discusso.
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| Il ponte "Calatravo" sul Calcandola |
Fallito poi il nuovo piano regolatore e la messa in disarmo della figura di Boeri, archistar del Bosco Verticale a Milano (sorta di nuova frontiera dell'architettura sostenibile), già evocato durante il crollo dell'impero precedente, la nuova amministrazione ha provato ad evolvere la propria visione estetica nel tentativo di mostrare al mondo la Sarzana impavida e alcune sue nuove creazioni tra le quali, un paio emergono nettamente. La prima, di una certa grandezza, è il cosidetto Calatravo, il nuovo ponte ciclabile che unisce le sponde del Calcandola all'altezza del parcheggio della stadio. Ovviamente, il nome ci rimanda all'altro archistar, Santiago Calatrava, capace di visionarietà non comune nell'edificare opere di grande bellezza (penso al ponte a Reggio Emilia o alla Stazione di Liegi che ho visto la scorsa estate).
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| I palazzi Botta a Sarzana |
Sicuramente questa scelta, un poco risparmiosa, potrebbe essere interpretata come la risposta della destra al potere, al canto del cigno urbanistico del sindaco Caleo, quando portò l'ennesimo archistar a Sarzana, Mario Botta, ad edificare i suoi palazzi in Via Muccini. Ma, parlamoci chiaro, le opere di Calatrava sono magnifiche ed entusiasmanti come lo sono quelle di Mario Botta.
| Il ponte di Santiago Calatrava a Reggio Emilia |
Se osservate il ponte di Reggio Emilia del primo e gli stessi palazzi a Sarzana del secondo (provate a sollevare lo sguardo da Via Lucri osservando il primo edificio) non si può non concludere quanto la loro arte racchiuda un qualcosa di elevato e di sublime. Cosa, c'è allora, che, tuttavia, non quadra nella loro presenza a Sarzana e che rende per certi versi inutili queste opere? Evidentemente il risibile e anonimo paesaggio che circonda queste creazioni. La Sarzana di Via Muccini è di una tristezza infinita nell'accozzaglia di altre opere intorno, di palazzoni, di resti abbandonati della stessa stagione Botta, di cartelloni pubblicitari, dell'ennesima rotatoria, di alberi inconsulti, troppo vicini alle case o già secchi, di sterpaglie abbandonate. Il Calatravo nostrano, aldilà di essere una evidente copia, annega la sua forma estetica, comunque bella, sopra una brulla ghiaia, appoggiato sulle due sponde, delle quali una, in attesa della rampa, si mostra ad un parcheggio polveroso e l'altra pare contrarsi nella strettoia di Viale Alfieri. Il risultato è l'evidente sproporzione tra la forma e il paesaggio quando con qualcosa di più semplice si sarebbe raggiunto lo stesso risultato ma con conseguenze estetiche e di ingombro migliori.
Forse sarà la provincia, forse proprio Sarzana, ma difficilmente sembriamo essere in grado di unire la memoria storica e il nuovo che avanza come dimostrano la Laurina, Villa Ollandini, il Fosso riempito di palazzoni, l'incuria della parte posteriore del vecchio ospedale, ne sappiamo tenerci acquisizioni vintage come la vecchia passerella, i vecchi muri intorno a San Francesco o lasciando nella sciatteria più assoluta gli importanti monumenti marmorei che sono in città. E' molto più facile, allora, nascondere i problemi e le magagne di una città dietro le opere vistose, un'estetica roboante che colpisca e stupisca i cittadini, la maggior parte dei quali, obnubilata dalle esagerazioni della società nella quale vivamo ben si presta ad accettare quanto i maggiorenti propongono loro.
In ultimo vale la pena dire due parole sull'ultima creazione moderna che introduce alla Cittadella, luogo oramai deputato a ricchi premi e cotillon sul cui cancello è comparsa un'insegna di una bruttezza e di una pacchianeria unica. Un luogo che, da tempo immemore, è legato a filo doppio alla storia del castrum possiede, da oggi, un'insegna luminosa perfettamente in sintonia con questi tempi sghembi. Un'estetica da discoteca capace di ricondurci ai nostri tempi giovani quando sciamavamo in Versilia nelle discoteche alla moda.
Si tratta, in definitiva, di una mancanza evidente di cultura, di conoscenza che si riverbera inopinatamente nella quotidianità della vita del borgo. Se le nuove generazioni vorranno riedificare una Sarzana diversa e più vera, mantenendone viva la memoria dovranno, essi stessi, cambiare la loro odierna visione del mondo, pena la perdita definitiva delle nostre origini.
Giorgio Giannoni




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