The answer, my friend, is blowin' in the windThe answer is blowin' in the wind
Blowing in the wind, 1962 Bob Dylan
Questa immagine che vedete, scattata ieri da Nicola Gianello ha, di fatto, rappresentato la fine delle speranze sarzanesi nel voler diventare Capitale italiana della Cultura 2028. Il forte vento ha divelto il grosso striscione che propagandava l'auspicato evento con il rischio che cascasse in testa a qualche sfortunato passante. Ancora ieri sera, verso le 19, giaceva abbandonato davanti al portone, senza che nessuno lo togliesse, oramai già dimenticato...
Fatemi dire qualche cosa sul naufragio della candidatura sarzanese come capitale della cultura 2028. Non ho nessuna intenzione di sparare a zero contro chicchessia, ne tantomeno cominciare riti di presunte colpevolezze o battimenti estemporanei di petto. Siamo, evidentemente, davanti ad un grande equivoco, più o meno volontario, che ha, di fatto, stravolto il buon senso e il senso di realtà necessario a tenere i piedi per terra. Prima, da parte di una consigliatura che ha avuto momenti di esagerato coinvolgimento retorico e irrealistico, poi, un'estensione a parte della popolazione che, come i comandanti, si è autoconvinta che Sarzana potesse beatamente vincere la competizione e portare a casa il trofeo. Non me ne vogliate, ma mi è venuta in mente la saga dei Puffi, i bei personaggi del fumettista belga Peyo, che quando uno di loro venne punto dalla mosca nera"bzz", si trasforma, iniziando a saltellare e gridare "Gnap, gnap!", tentando di mordere altri puffi e così i Puffi, uno dopo l'altro, diventano neri, aggressivi e folli, contagiandosi a vicenda creando una sorta di apocalisse zombie. Alla fine il Grande Puffo riesce a risolvere il problema mentre qui da noi, nella realtà, vista l'assenza di riferimenti certi siamo ancora nella fase del rincrescimento, del plauso, a denti stretti per chi ha vinto, della celebrazione del comunque siamo forti, siamo belli siamo del Parentucelli (parafrasando la nota frase liceale) con varianti come: Sarzana non ha vinto ma tutti siamo uniti, non bisogna lasciare perdere l'unità che questa sfida ha rappresentato e " ...quel progetto rimane, così come l'impegno a proseguire un percorso fatto di grandi eventi culturali e di una molteplicità di manifestazioni legate alla storia ed alla tradizione del nostro meraviglioso territorio" parole di Carlo Rampi.
Ci sarebbe da chiedersi perchè Sarzana ha partecipato a questa gara. C'è stato, evidentemente, un pensiero utilitaristico, visto che i soldi hanno cominciato a circolare, spesi per la partecipazione, per qualche evento propedeutico, diciamo per porsi nella migliore ottica alla bisogna e, se avessimo vinto, voglio pensare che, nei due anni che mancano al 2028, forse Sarzana sarebbe diventata, necessariamente, un cantiere a cielo aperto per rinverdire la sua storia e la sua tradizione (probabilmente gestito dagli stessi che, baciati, dal momento, sarebbero rimasti ancor di più nei pensieri elettorali dei loro cittadini).
Dunque, partecipiamo anche perchè ci conviene ed è stato giusto coinvolgere la parte più alta della sarzanesità perchè la cultura ha bisogno di altezze e soprattutto di visioni a trecentosessanta gradi ma come molti sanno, la vista dall'alto non è sufficiente e i tendoni del Festival della Mente, le mostre in Cittadella, i Concerti sul sagrato o in piazza Matteotti diventano poco discernibili e il panorama dall'alto può ingannare con i suoi bei tetti e le chiese del centro storico.
I problemi cominciano a porsi quando si debba pensare di prendere le cose alla lettera o , per meglio dire, quando si pensa che la cultura, perchè alta e smagliante, debba essere l'unica proposizione di diversità e unica maniera importante per proporsi. La cultura e la storia non mancano certo a Sarzana, nè le persone che possono comunicarla e difenderla. Sono bastati i pochi minuti di Egidio Banti, durante la presentazione a Roma, per comprenderlo ma, da sarzanese, ho tremato al pensiero che la città fosse stata scelta. Non sò se i decisori scelgano in base alle benemerenze, alle belle parole, ai dossier più o meno pingui di cultura e di belle fotografie oppure, come i nascosti controllori della guida Michelin, vanno a vedere e gustare, come è il cibo, per dare la tanto agognata stella ai pochi chef che la meritano. Perchè le nostre "portate" migliori si arrestano, inevitabilmente, sugli "ingredienti" che questa città è in grado di usare per rendere la degustazione consona e all'altezza.
Ci sarebbe certamente da discutere, prima di tutto, della esagerata prosopopea di Capitale Italiana della Cultura, titolo che nasconde, inevitabilmente, quell'economicismo turistico che tanto piace alle nuove amministrazioni sia di destra che di sinistra. Per il volano turistico si può e si deve fare di tutto perchè, con le scelte di fondo di questa società, solo portare visitatori è reputato remunerativo ma il drammatico risultato è che, nel delirio culturale che si vuole presentare come fiore all'occhiello del luogo, le strade, le infrastrutture, i progetti di lungo termine, una rigenerazione urbana degna di questo nome, le opere pubbliche al loro posto non paiono in accordo con lo stesso dossier di candidatura che presupponeva una sintonia di intenti, un coordinamento, appunto, tra attività progettuali (che avrebbero dovuto giustificare il titolo e i fondi) e il valore culturale della proposta cittadina.
Mi pare inglorioso e inutile elencare le varie mancanze cittadine ma basti ricordare l'epopea dei ponti, di cui uno, il calatravo, in mostra in sterile, bella posa, l'altro, tutt'oggi mancante con lavoratori in loco a singhiozzo. La Villa Ollandini e soprattutto il suo parco, vero esempio di cultura buttata al vento e con essa il parco promesso alla cittadinanza, la piscina di Santa Caterina sempre sul punto di..., i Bozi e le aree limitrofe allo sbando e nel peggior abbandono possibile. I sottopassi imbrattati, le scuole non terminate, i giardini pubblici in miseria, i parcheggi mancanti, una pessima pulizia, il traffico che inghiotte le periferie, molte strade in pessime condizioni. Il centro storico con fili attorcigliati in ogni angolo, scatoloni abbandonati, negozi in agonia, dehors incontenibili, statue da ripulire, la stazione con sempre minori treni, la mancanza di gabinetti pubblici insomma una incapacità a immaginare nuovi e resilienti atti concreti comuni che trovano solo in mostre franchising, prestiti di opere d'arte inopportuni, una Calandriniana asfittica, un Mercatino delle pulci e un eterno Festival della Mente ( che, qualcuno dei nuovi, qualche tempo fa voleva abolire), un qualche riscontro .
Vincere il concorso forse avrebbe potuto significare la ricostruzione del Castrum se le attività progettuali presentate (a finanziamento statale e regionale) avessero fatto colpo sulla giuria. Ma forse, proprio in sede di giudizio, potrebbe essere emersa questa disfunzione di fondo perchè, dobbiamo ricordarlo, questa consigliatura è sul campo da otto anni e molte sono, appunto, le problematiche non risolte che predispongono Sarzana alla non considerazione, ad un oblio che, nè la sua storia, nè le sue bellezze sono in grado di controbattere.
Proprio nel 2028 questa consigliatura termina il suo mandato e dunque questa sconfitta potrebbe assumere il significato di inizio della fine. Una sconfitta annunciata che, a mio avviso, nasce proprio dai limiti evidenti che l'amministrazione ha mostrato di possedere nel governare la città che, già da tempo, con le loro mancanze, ha continuato ad avvitarsi in una spirale senza fine di deleteria approssimazione legislativa e decisionale. Le precedenti parole di Carlo Rampi testimoniano ancor di più la necessità di compiere un nuovo salto di qualità che questa amministrazione non è più in grado di attuare.
Giorgio Giannoni

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