13 giugno 2026

LA FECCIA E IL FASCISMO di Marco Rovelli

 

Etienne La Boetie

Se si conserva un minimo di buonsenso e di senso di responsabilità difficilmente si riesce a rimanere inerti difronte alle nefande visioni che prorompono dalla figura di Vannacci, magniloquente esempio di nuovo, perverso individuo che questi tempi obliqui continuano a partorire a spron batturo. Dunque, le parole che seguono vanno lette con attenzione per inquadrare il personaggio, la sua intrinseca pericolosità antidemocratica e illiberale, le sue perverse e fasciste idee, sottolinenando quanto già molti abbiano cominciato a seguire il novello pifferaio magico.


LA FECCIA E IL FASCISMO 

di Marco Rovelli 

Vannacci dice, all'assemblea costituente del suo partito, che “rappresentiamo lo scarto e la feccia, e siamo orgogliosi di esserlo [sic]”. Rivendicando così, ancora più che con i suoi richiami alla X Mas, la sua essenza radicalmente fascista. Come mi è già capitato di scrivere, il fascismo si fonda sulla messa al lavoro di quell'eccesso pulsionale a cui la società che Georges Bataille chiamava dell'”economia ristretta” - fondata sul principio di commensurabilità e sull'imperativo della produzione, e che oggi è quella dell'iperindividualismo performativo di massa - non è in grado di dar valore e senso. Da una parte una società burocratizzata, finalizzata alla ricerca dell'utile, e oggi normata e misurata da standard valutativi e prestazionali – la società “omogenea”; dall'altra, qualcosa che sfugge ad ogni misurabilità, ad ogni omogeneità borghese (quella che Bataille definiva la sfera dell'eterogeneo): “i dirigenti fascisti appartengono senza dubbio all’esistenza eterogenea”, scriveva Bataille. L'eterogeneo, lo scarto, la feccia – ciò per cui Bataille parlava di “scatologia”. “Contrapposti agli uomini politici democratici, che rappresentano nei diversi paesi la banalità propria alla società omogenea, Mussolini o Hitler appaiono immediatamente come 'tutt’altro'”. E' a questo tutt'altro che Vannacci fa segno, rivendicando per sé la qualità di feccia e di scarto. Nel margine dello scarto dimora l'eccesso – eccesso pulsionale – che separa dal mondo ordinario della normalità: lì, in quel tutt'altro, si possono dire e fare cose che non sono dicibili e fattibili nel mondo ordinario. Vannacci sa che il suo lavoro è prender casa nell''eccezione', dove – come rileva Esposito in “Il fascismo e noi” - si riunificano i due versanti del potere sovrano, quello militare e religioso, a fronte di una società secolarizzata: nel fascismo si ha un'articolazione teologico-politica al massimo grado, in cui risuonano valori come dovere, disciplina e ordine - qualità omogenee - e violenza imperativa e carisma - qualità eterogenee, che eccitano “ l’elemento sadomasochistico che attraversa le pulsioni di massa”
Alla base del fascismo, infatti, c'è, come scrive Esposito chiosando Freud, “il piacere perverso di soggetti desiderosi di farsi assoggettare. Essi sono esposti a una forza ambivalente: da un lato si arricchiscono delle qualità dell’oggetto ideale; dall’altro, allo stesso tempo, lo innalzano al punto di sostituirlo a se stessi”. Le masse che si sottomettono al fascismo sono prima sottomesse alla propria “pulsione gregaria”, che consente una regressione allo stato di soggezione al dominio paterno, e ci si sente amati e protetti dal padre.
E, come aggiungeva Erich Fromm: “Un soggetto sadomasochistico ha necessità di sfogare i propri impulsi sadici e masochistici, e “non potendosi rivolgere contro il piu forte, l’odio si rovescia su coloro che sono additati dall’autorita come oggetto di discriminazione e persecuzione. Da questa pulsione si sviluppa il lato sadico del dispositivo sadomaso. […]. Se a chi è in alto si riservano rispetto e ammirazione, a chi è in basso, nella scala sociale o razziale, si rivolgono disprezzo e odio. La persecuzione del debole agisce come elemento di compensazione per la frustrazione generata dalla sottomissione al forte. […]. Le donne, i bambini, gli animali hanno a questo riguardo un ruolo sociopsicologico di estrema importanza. Quando risulti che essi non sono sufficienti, si creano oggetti di sadismo per cosi dire artificialmente, gettando nell’arena ora gli schiavi o i prigionieri nemici, ora classi o minoranze razziali”. Sadismo e masochismo sono due pieghe di un medesimo movimento: la fuga dalla libertà. Sono i movimenti di quella “servitù volontaria” al sommo grado di cui scriveva Etienne La Boetie nel XVI secolo e che nei secoli ha continuato, e continua, ad alimentare la psiche umana.
{Non metto la foto del ributtante Vannacci, ma quella di Etienne La Boetie, fraterno amico di maestro Montaigne, che ci tengano saldi nella saggezza in questi tempi di fogna]

Marco Rovelli

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