In questi tempi di perversioni sonore, di sordidi equilibrismi fonetici e di odiose semplificazioni culturali trovare un momento di sublime affabulazione poetica e sonora rasenta l'ineffabile.
In un tardo pomeriggio di ottobre l'unione della poesia di Gian Paolo Ragnoli (meglio conosciuto in loco come Giambo) e di Fabio Giannini, accompagnati (ma il termine fa torto alla grandezza dei musicisti) dall'harmonica di Andrea "Il Reverendo" Giannoni e le tastiere elettroniche di Mario Merino hanno trafigurato il locale della Factory di Tomaino, aprendo varchi di sensibilità creativa capaci di arrestare il tempo e di isolare, per almeno un'ora e mezzo, quell'improvvisato, scarnificato palcoscenico dalla sbilenca realtà del quotidiano.
Che Fabio Giannini (alias Fabrizio Sanguinetti) mormorasse con la sua voce dimessa ma evocativa versi carichi di significanze arcaiche e di rimandi all'antico (ma molto pregnanti sulla nostra, pessima modernità) ci era già noto, ma il sonoro del Reverendo, tenuto faticosamente a freno nel suono stilizzato di un'harmonica dilatata al parossismo, e le stringenti, catartiche note elettroniche di Merino, rendevano le affabulazioni di Fabio più profonde, più intime e appassionate. Una maniera di aprire l'happening accolta con favore dal numeroso pubblico presente, stupito ma consenziente su tanto osare.
La lettura di parte di Macelleria, un capitolo del suo ultimo libro di poesie, ci ha immerso in una purificante atmosfera di indignazione, sottolineata da una rabbiosa poetica che lentamente si mostrava sempre più esacerbata.
nel mio occhio inchiostro e visione
di lucido e astratto sentire
sul vetro
avanti e indietro lentamente
va l'insetto
in questo oggi che è
nè inizio nè fine bensì
ulteriore mettere in scena il nostro
essere mortali
lentamente
avanti e indietro
e s'ammassano i roghi sulle alture
crepate dal sole
dai monitor per strada i giudici
statici osservano il gridare
del sangue
sotto il cielo gli ulivi
hanno il capo coperto di cenere
Con buona aspettativa ci ponevamo, dunque, ad ascoltare Giambo (per il sottoscritto una vera novità) con la variante del ritiro di Andrea per lasciare spazio (nei suoni) alla coppia di Fabio e Marco, per sottolineare le fatiche poetiche di GianPaolo.
Se eccedente l'amore accade, è il titolo dell'ultima raccolta di Fabio Giannini (alias Fabrizio Sanguineti) e Macelleria la parte letta, l'ultima fatica di Giambo ( e forse proprio l'ultima a detta del poeta) si fregia del nome Quello che resta, già testimonianza di un riassunto di vita, di un racconto che nelle poesie si snoda lungo crinali di ricordi e di intemperanze, di recriminazioni e di divertimenti, di amori e musica interpolandosi tra una lettura sghemba su un foglio improvvisato e scelto quasi a caso e le interpunzioni, le sofisticatezze, le punteggiature elettroniche capaci di dare sfondo ad un racconto quotidiano sempre sull'orlo della nostalgia, della rimembranza palpitante. Sono memorie rivoluzionarie, aspirazioni inseguite, raggiunte e perdute trasfigurate da una affabulazione intensa, sensibile e qualche volta irridente.
LA PIOGGIA NEL PIGNETO
Taci. Sulla soglia
del bar fighetto
dove stiamo a bere
non odo
parole che dici
umane, odo le solite
stronzate di quando si parla
per non dire niente
e coprire il rumore di vuoto
delle nostre vite
come facciamo noi due
qui, col bicchiere in mano
Ascolta. Fuori piove
dalle nuvole sparse
piove sulle tamerici
salmastre e arse
piove sui pini
(d'altronde siamo al Pigneto)
sui sederi divini
sui modelli fulgenti
sui coatti rifatti
coi nasi strafatti
sui tuoi capelli folti
sulla tomba di Gae Aulenti
(pure se sta a Milano)
piove sulla signorina Silvani
piove sulle nostre mani
che non sanno dove stare
sui nostri vestiti leggeri
ormai zuppi
sui tristi pensieri
che mi vengono in testa
sulla favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi mi illude
coglione
Abbiamo avuto la fortuna di essere lì con loro
Giorgio Giannoni
Alcune altre immagini a seguire:









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