06 aprile 2026

Alfredo Giusti, bocciato in santità di Paolo Zanetti

 

Come molti sanno, qualche giorno fa la famiglia, gli amici e i conoscenti di Alfredo Giusti hanno voluto ricordare la figura di questo nostro concittadino, scomparso da pochissimo e rimasto nei cuori e nei pensieri di molti per la sua umanità e la sua visione politica e sociale. Tra i vari interventi che si sono succeduti durante quel pomeriggio di commemorazione, spicca, la prolusione di Paolo Zanetti che riportiamo nella sua interezza a seguire.



ALFREDO GIUSTI BOCCIATO IN SANTITA'

di Paolo Zanetti

Nel presentare Rosy Bindi, qualche giorno fa, Roberto Lamma, infaticabile testimone del NO al referendum, ci ricordava una frase di Giorgio La Pira:” La politica è un impegno di umanità e di santità”. E di santità dobbiamo parlare nel ricordare Alfredo. La sua vita potrebbe avere come titolo lo stesso del film che qualche giorno fa ha fatto incetta di Oscar: “Una battaglia dopo l’altra”. Tutto questo nasce dal Cristianesimo di Alfredo e dalla sua innata natura, misteriosa come quella di tutti noi.

La vita di Alfredo è stata un’avventura cristiana. Non a caso uso il termine cristiano e non cattolico. Alfredo si rifaceva al principio originario, Cristo appunto, la sua vita e la sua morte e i primi fedeli. “Ubi caritas et amor, Deus ibi est” è l ‘inno cristiano più consono al suo pensiero. Perciò il suo ecumenismo cristiano era un dato di partenza, non di arrivo e le sue teologia di riferimento andavano indifferentemente da Hans Kung a Dietrich Bonhoeffer, dalla Tavola Valdese al cardinal Martini: cattolici e protestanti.

Le divisioni e molte norme erano per lui un portato e una incrostazione della storia. Per questo fu contro il dogma dell’infallibilità, il celibato obbligatorio, le discriminazioni contro gli omosessuali, le orrende pratiche del divieto ad entrare in chiesa per i suicidi, così come dei separati e divorziati e pubblici peccatori vari, il divieto del sacerdozio femminile, la preghiera sui “perfidi giudei”,la Chiesa ricca e potente.

Ho conosciuto tre categorie di esponenti cattolici, in Italia. Quelli che hanno avuto la fetta di polenta che è toccata a tutti i contemporanei e conterranei, quelli che, grazie alla chiesa, hanno avuto doppia razione, al di là dei loro meriti, e quelli, necessariamente più rari, che ritenevano che a loro toccasse mezza fetta. Alfredo è sempre appartenuto a questa specie, rara nel Paese dell’ unità politica dei cattolici. Le parole principali furono per lui Testimonianza e Comunità: perché prima di essere credenti bisogna essere credibili.

Veniva da una famiglia toscana non di sinistra, quattro fratelli e sorelle, tutta composta di brave persone che si volevano bene. La sua prima esperienza comunitaria, al di fuori della famiglia, furono gli Scout, dove entrò bambino, per divenire poi Akela, il lupo capo-branco nell’opera di Kipling. In Val di Magra, e non solo, quella comunità di scout fu una fantastica fucina di esperienze e di persone, non solo di giovinezza. Io, in quel tempo, la vedevo con occhio scettico, anche per motivi familiari. Oggi è giusto riconoscere in quella istituzione, fatta di una singolare miscela di natura, filantropia, religiosità e laicità, simboli militari, massoneria, complesso colonialismo inglese, educazione e ricerca, uno dei molti precursori degli “Uomini di buona volontà” di Papa Giovanni XXIII e del Concilio. A quella scuola molti entravano cretini e uscivano bambini, mentre in molte scuole di partito, spesso si entrava bambini e si usciva cretini. Naturalmente sempre con le dovute eccezioni. Il senatore Lusi veniva dagli scout ed è scappato con la cassa della Margherita, così come la reincarnazione della Volpe di Pinocchio, Matteo Renzi, veniva da lì. Se dopo tanti anni gli ex scout di allora sono ancora così legati, significa che avevano creato una comunità accogliente, fatta di amicizia, di umanità e di esperienze comuni.

La lotta contro la costruzione della Cattedrale nuova di La Spezia, chiamata non a caso, diCristo Re, fu la nascita nella nostra Provincia, dei “Cattolici del dissenso”, fino ad allora nascosti e su base individuale. “ Azione Comunitaria” nasce lì e nell’ottobre ’69, alla posa della prima pietra, Alfredo è a dare i volantini di protesta: un autentico putiferio, con i laici e la sinistra prudenti, se non complici – Chiesa ricca contro Chiesa povera. Un ‘ opera costosa e non necessaria, oltretutto un brutto esempio di brutalismo. Precedentemente aveva partecipato , con don Adamo Monteverdi, all’esperienza dell’ Olmarello, campo di lavoro in una villa allora abbandonata, per scopi umanitari. Successivamente i membri di Azione Comunitaria, con altri giovani, parteciparono ai campi di lavoro nella Valle del Belice post terremoto, dominata dal padre di Matteo Messina Denaro, organizzati da Danilo Dolci e da Lorenzo Barbera: esperienza importante anche per don Puglisi e per Peppino Impastato, future vittime della mafia. Queste esperienze furono terreno di crescita comune a cattolici e ragazzi del ’68.

Fu sempre pacifista, ben prima della marcia di Assisi, a cui partecipò sempre finché poté. Non tutti i sedicenti pacifisti sono veri pacifisti, non tutte le manifestazioni pacifiste sono pacifiste: alcune sono contro qualcuno o per una guerra diversa, ritenuta giusta. Alfredo lo era sempre : i suoi maestri Gandhi, Aldo Capitini, La Pira, Danilo Dolci, Dossetti, don Milani.

Per lunghi anni è stato insegnante di lettere alla scuola media Poggi. Quando la scuola nacque era felice di insegnare nella scuola di serie B, nella scuola di periferia. In pochi anni, con l’aiuto di altri insegnanti e con un proficuo rapporto con il Comune, nacquero laboratori, doposcuola, tempo pieno, biblioteca, prestito d’uso dei libri di testo e la Poggi divenne la scuola migliore e quella più impegnata sul recupero scolastico. Forniva ai ragazzi molta documentazione, spesso scritta a mano, in bella calligrafia, poi fotocopiata. Ricordo in particolare una ricerca sulla storia di Sarzana, i suoi palazzi e le sue chiese, con tanto di mappa, così lontana dalle trombonate di Sarzana, patria di Papi e Imperatori, candidata a Capitale della Cultura. Ben altra dignità avevano i nostri “provinciali” degli anni ’50 e ’60.

Sul fronte della lotta alla dispersione scolastica fu il principale animatore dei doposcuola di Piazza e Prulla e Villefranche. Andavamo a casa dei ragazzi (figli di operai, contadini e immigrati specie da Calabria e Sicilia) per insegnare loro, a gruppi, sbrigare i compiti e le lezioni, colmare le lacune. Gli esempi erano Don Milani e, in zona ,Don Sandro Lagomarsini a Cassego. Un altro doposcuola, a Ghiarettolo, ebbe come principale animatore Umberto Marciasini.

Non mi dilungherò su molte esperienze politiche dal bellissimo giornale “Unità Proletaria in Val di Magra”, PsiUP, PdUP con Andrea Ranieri, Vittorio Foa, Migone, Ferraris, Marcenaro, le ACLI della svolta socialista. Nel 1974 proponevamo a Sarzana di costruire l’edilizia popolare con il recupero di appartamenti del centro storico come realizzato dall’architetto Cervellati a Bologna. Naturalmente fu invece costruito il solito ghetto (la Trinità) con orrendi prefabbricati, oggi molto problematici.

E’ stato uno dei primi ambientalisti, non solo per la sua esperienza nel movimento dei Verdi (Alexander Langer un nome su tutti), ma per le lotte contro l’Intermarine e la navigabilità del fiume, su Marinella, i Bozi, la centrale Enel, la battaglia vinta contro il Parco Boe. Una “ecologia sociale” in cui si intrecciano la questione sociale e quella ambientale che vanno affrontate con un taglio comune.

Da sempre contrario ai privilegi dati dal potere alla religione si battè sempre contro il concordato, il suo rinnovo e l’ora di religione a scuola. Oggi il fallimento della costosa ora di religione, realizzata da laici nominati dal Vescovo, è sotto gli occhi di tutti: dopo 13 anni di “ora di religione”, un ragazzo ignora il Cristianesimo e scambia la Pentecoste per un nuovo aperitivo.

La sua ultima creatura fu il circolo Dossetti, un ritorno alle origini in tempo di Ulivo, che lo portò anche in Consiglio Comunale, una esperienza che fu per lui anche dolorosa. Si fidava di poche persone e pensava che la “stecca” fosse molto diffusa. Devo dire che il tempo gli ha dato spesso ragione: la stecca non è solo quella illegale, ma anche quella borderline (ti metto a posto parenti e amici, ti pago la campagna elettorale, ti porto i voti, ti faccio fare un affare, per esempio immobiliare, al momento giusto ti do le informazioni riservate etc). Questa stecca “borderline” è diffusissima in un Paese dove la politica è rimasta l’unico ascensore sociale.

Per ultimo ricorderò la produzione, per anni, per centinaia di amici e compagni, di una rassegna stampa selezionata dei migliori commenti e riflessioni.

Il caso, o disegni della Provvidenza a me sconosciuti, ha voluto che Alfredo e Corrado Bernardini, due fratelli nonostante i litigi, siano morti quasi assieme. Sono stati come i gemelli del goal (i mitici Pulici e Graziani degli anni ’70) hanno preso tante botte dagli avversari, ma hanno realizzato più di duecento goal assieme: uno più bravo a sfondare e crossare, uno più bravo in area di rigore. Appunto…”una battaglia dopo l’altra”.

Spesso abbiamo detto che Alfredo era un impolitico perché non accettava il compromesso (la politica come arte del possibile o il meglio che può essere nemico del bene) ed era un po’ troppo malfidato. Purtuttavia persone come lui ci ricordano sempre di vedere nel cielo la cometa (per chi crede) o la stella polare (per chi non crede). Altrimenti a forza di annacquare il vino si passa dal vino alla vinella e poi dalla vinella all’acqua come ci insegna la storia della sinistra degli ultimi trent’anni.

Alfredo rispondeva al male con il bene e forse questo lo ha anche logorato. Non era solo un teorico del bene, ma il bene lo ha sempre praticato, aprendo sempre la sua casa a tutti, mettendo a disposizione il suo tempo e anche il suo portafoglio, mai ricco. Sono a conoscenza di tante realtà difficili che Alfredo ha concretamente aiutato. Era un uomo profondamento buono, pensava che la bontà fosse la scelta più intelligente: in questo, prima ancora della scelta cristiana c’era un’umanità, un carattere che nessuno può comprendere fino in fondo di nessun uomo o donna. Sentiva il dolore del mondo, a volte troppo.

Nonostante questo (e molto altro) non sarà fatto santo né subito né dopo. Perché? Perché non ha fatto miracoli in vita e non ne farà neanche post mortem. E per essere santi ci vuole il miracolo, come per Itala Mela (la santa de’ noiautri) e per Padre Pio. E meno male che ne hanno trovati per San Francesco se no lui no e Itala Mela sì. Qualche amico potrebbe testimoniare un miracolo farlocco/inventato, ma non succederà. E poi Alfredo era un goloso (nascondeva la Nutella nell’armadio), non era un buon gustaio, ma un precursore del cibo spazzatura. Non ho mai capito perché la gola è un peccato, mi sono sempre limitato alla triade obesità, colesterolo, diabete.

A volte era impaziente nelle sue iniziative,“tribolava” (corre voce che Grazia sia stata candidata al premio Nobel per la Pace). E poi si fidava di Giuseppe Conte, conterraneo di Padre Pio. Grave peccato.

Allora dove lo mettiamo Alfredo Giusti se è stato bocciato all’esame di santità? Per fortuna ci soccorre la cultura ebraica, a me particolarmente cara. Loro non hanno santi miracolosi, ma “solo” giusti. Del resto nomen omen, come si dice: dove lo seppelliamo Alfredo Giusti? E dove volete seppellire Alfredo Giusti se non nel giardino dei Giusti.

E’ stato un uomo giusto, e tanto basta.

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